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La bellezza dell'anomalia, ecco come nasce lo stile degli italiani

Eleonora D'Errico nei suoi romanzi racconta le donne, ribelli e coraggiose, all'origine della moda

La bellezza dell'anomalia, ecco come nasce lo stile degli italiani
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C'è stato un tempo neanche tanto lontano in cui nessuno si sarebbe immaginato che il Made in Italy sarebbe diventato un'eccellenza della moda: le sartine copiavano gli abiti degli atelier parigini e i capi disegnati nel nostro Paese erano considerati di seconda scelta. Finché non è arrivata La donna che odiava i corsetti, come si intitola il libro dedicato a Rosa Genoni, la prima stilista italiana che ha rivoluzionato lo stile della Belle Époque. A far rivivere la sua storia attraverso le pagine è stata Eleonora D'Errico, insieme con il caporedattore Vittorio Macioce protagonista dell'incontro conclusivo del convegno Made in Italy oltre la tradizione, organizzato ieri a Milano da Il Giornale e Moneta. Nelle pagine l'esempio di una pioniera si intreccia con il racconto della Rivoluzione industriale così come avviene nel nuovo romanzo della d'Errico, L'isola dei fili perduti (Rizzoli), pubblicato da pochissimi giorni. Il libro racconta la storia di Lena, una impiraressa, artigiana specializzata nell'infilare le perline di vetro di Murano, che dopo il terremoto di Venezia nel 1895 incontra il mondo per lei alieno dei salotti e lotta per fondare la prima Lega di lavoratrici.

"Rosa Genoni spiega Eleonora D'Errico ha iniziato a lavorare da bambina e per prima ha capito l'importanza di creare una moda Made in Italy partendo da produzioni d'eccellenza come i merletti di Burano. Voleva rappresentare il Paese e disegnare abiti che incarnassero l'Italia, la sua lingua e la sua cultura. Infatti oltre all'arte si ispirava anche ai costumi folcloristici".

Ma che cos'è il Made in Italy e da dove nasce la sua forza? Macioce ha provato a dare la sua definizione: "La bellezza non nasce dalla perfezione ma dall'imperfezione che ritrova il suo equilibrio. Il Made in Italy arriva dalle anomalie, da un qualcosa di imponderabile. Vale per l'industria ma anche per tutta la storia del nostro Paese. L'Unità d'Italia nasce in modo improbabile: abbiamo un re che non parla neanche il francese, un primo ministro che non crede all'impresa e un avventuriero, Garibaldi, che con 1.000 uomini conquista un Regno". Un modello che oggi però rischia di crollare sotto il peso dell'omologazione: "L'anomalia è stata sostituita da una parola che odio, protocollo conclude Macioce perché noi non siamo né tedeschi né americani. Noi usiamo un'altra tecnica, che è quella di andare a scovare in qualche modo l'anomalia. Prendiamo il calcio: sono tre edizioni che non ci qualifichiamo ai Mondiali.

Ci sono tante teorie, una è che per seguire il protocollo man mano buttiamo via ragazzini che non si conformano e così buttiamo via potenziali Baggio, Zola, Totti, Del Piero. Se scommetti solo su gente protocollata, uccidi un Paese".

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