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Un condizionatore e passano i problemi. Il freddo uccide di più

Vanno superate le resistenze, pure culturali, al raffrescamento

Un condizionatore e passano i problemi. Il freddo uccide di più
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A Napoli mancava che il termometro lo piazzassero nel Vesuvio: Legambiente ha misurato 63,9 gradi (nu record!) ma erano gradi di superficie, su pietra, cemento, asfalto, l'aria vivibile era "solo" a 36,5 come da noi nordici avvolti nella nebbia. Fa niente, a Largo Berlinguer c'era un flash mob con gente coi piedi nelle bacinelle (scene orrende) e slogan contro la "cooling poverty", che sarebbe la povertà di chi non può raffrescarsi perché guadagna poco e vive in case vecchie senz'aria condizionata. Parentesi: è la versione estiva della "fuel poverty", quelli che d'inverno non possono riscaldarsi per le stesse ragioni. Altra parentesi: non è chiaro, calcolando che molti manifestanti vestivano magliette contro il nucleare, dove andrebbe presa l'energia per provvedere. Fa niente anche per questo: "città più fresche, più giuste" dicevano ieri i cartelli che additavano implicitamente un colpevole, chessò, il sindaco, la giunta, il governo, il capitalismo, il cemento, i suv, i jet privati, gli yacht, il modello di sviluppo, la civiltà urbana e possibilmente l'Occidente intero.

Non piove e fa caldo, governo ecocida: e mica solo a Napoli, scene quasi identiche (quasi) a Roma, Bologna, Milano, Palermo, termometri giganti e slogan sulla "ebollizione globale" dopo aver scoperto che il cemento trattiene calore. Non si discute di alberature, materiali, orari, condizionamento, assistenza, piani per gli anziani, più ombra, più verde, più fontanelle e magari meno periferie esposte come piastre, temi barbosi da amministratori: si fa teatro dell'apocalisse. Le città non vanno corrette, vanno processate: come se l'unico modo per averle fresche fosse non averle mai costruite: niente asfalto, niente cemento, niente traffico, niente palazzi, niente condizionatori, niente consumi, quindi niente ospedali, niente Rsa, niente scuole, niente metropolitane, niente ascensori, niente case, solo un'immensa selva con due o tre gradi in meno e gli scimpanzé che scorrazzano da un albero all'altro.

Non piove e fa caldo, occidente ecocida: e mica solo in Italia, a livello globale ci sono le rinomate "Just Stop Oil", "Ultima Generazione", "Extinction Rebellion" e "Futuro Vegetal" che ogni estate bloccano strade, imbrattano monumenti, vandalizzano yacht e denunciano il petrolio, i Briatore, tutti, persino chi ha l'aria condizionata accesa. Il termometro non misura la temperatura, ma il grado di peccato globale.

Poi è chiaro che c'è un sacco da fare, ma vale sempre. Nel 2003, in Francia, ci furono 15mila morti in eccesso per il caldo, soprattutto anziani: poi resero obbligatoria l'aria condizionata nelle Rsa ("Ehpad") e la mortalità scese sino a dieci volte a seconda delle estati. Vale per le scuole italiane: su 60mila sedi scolastiche monitorate, solo il 7,42 per cento (4.457 edifici) risulta dotato di impianti di raffrescamento, e beninteso, sono 490 in più della rilevazione precedente, perché ci vuole tempo e denaro: ma questa è la situazione; il 90 per cento degli istituti che hanno ospitato gli esami di maturità, oggi, sono come una sala d'attesa ferroviaria degli anni Cinquanta. C'è anche da fronteggiare la cretinissima e italianissima resistenza culturale all'aria condizionata: come se fosse un capriccio borghese, una cosa che "fa male", una mollezza da americani e non qualcosa che fa stare banalmente meglio anziché peggio: perché il caldo ammazza e colpisce tutti, anziani, malati, bambini e lavoratori. L'aria condizionata è una tecnologia sanitaria elementare come il riscaldamento d'inverno: ditelo a certi ambientalisti, spiegategli che il rapporto tra temperatura e mortalità è più complicato delle prediche correnti, si leggano lo studio di "Lancet Planetary Health" secondo il quale nel mondo le morti associate al freddo sono molte di più di quelle associate al caldo: circa nove volte tanto.

Abbiamo imparato a riscaldare case, scuole, ospedali e uffici quando

fa freddo, non si capisce perché dovremmo trattare il raffrescamento come una colpa morale quando invece fa caldo. Questo, ovviamente, in attesa che il governo o l'amministrazione abbassino l'anticiclone con una delibera.

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