«Fino a giugno pensavamo a una delle migliori annate degli ultimi trent’anni, grazie al bilanciamento quasi perfetto che si era determinato nel corso dell’inverno e della primavera, caratterizzati da giornate soleggiate e da isolate precipitazioni, sufficienti per il necessario apporto idrico delle piante». Sandro Bottega, imprenditore vitivinicolo che esporta il suo Prosecco in tutto il mondo, commenta così le prospettive di una vendemmia condizionata dalle ondate di caldo estremo.
E poi che cosa è successo?
«Qualche ondata di caldo eccessivo ha rallentato la maturazione delle uve. Malgrado questo la curva di sostanze aromatiche, acidità e vari componenti fa presagire un’annata molto buona. La vendemmia sembra essere anticipata grazie alle buone temperature di inizio estate e delle ultime settimane».
Insomma il caldo eccessivo non ha fatto troppi danni?
«No, anche se la vendemmia migliore avverrà in collina, perché li si è risentito meno delle calure e quindi la maturazione è stata più lenta, ciò ch aumenta la complessità perché si sviluppano sostanze, tannini, antociani e polifenoli, particolarmente complessi che migliorano la qualità del vino».
Ci sono altre criticità per la vendemmia?
«Si riproporrà come ogni anno il problema della manodopera che, come ogni anno, è insufficiente. Per risolvere il problema nel lungo periodo, bisogna ricostruire l’immagine di questo lavoro in vigna, che non deve essere considerato un lavoro che umilia e sottopagato, ma un lavoro da nobilitare e che nobilita, perché solo così i vini vengono buoni, non con le vendemmiatrici a macchina che non fanno selezione».
Infine, le aziende hanno chi più chi meno molte scorte di vino. Come risolvere il problema?
«Questo problema andrà risolto con la dealcolazione e quindi con la produzione di vini a zero gradi che permettono nuovi momenti, nuovi modi di consumo e nuovi consumatori».
