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Confindustria promuove la stabilità del governo

Lo studio: "Per le imprese un vantaggio da 4,6 miliardi nel 2025 sul costo del credito e la Borsa ha fatto boom"

Confindustria promuove la stabilità del governo
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La stabilità politica è uno dei principali punti di forza dell'attuale fase economica italiana. È questo il messaggio che emerge da un focus del Rapporto di Previsione di primavera del Centro Studi Confindustria (CsC), che sarà presentato mercoledì e che il Giornale ha potuto visionare in anteprima. Il dossier, firmato dal senior economist Ciro Rapacciuolo, analizza gli effetti della continuità istituzionale sul costo del credito e sui mercati finanziari. Pur mantenendo una posizione neutrale, l'analisi finisce per evidenziare come la linea di rigore sui conti e la stabilità politica degli ultimi anni - consolidata dall'attuale governo guidato da Giorgia Meloni - abbiano prodotto benefici concreti per imprese e finanza pubblica, trasformando la credibilità economica in risparmio reale.

Il focus parte, infatti, da un dato preciso: "Negli ultimi anni l'Italia ha registrato una fase di relativa stabilità istituzionale, accompagnata da una continuità nelle principali direttrici di politica economica", fondata su "gestione prudente dei conti pubblici, rispetto dei parametri europei e attuazione del Pnrr". Il lavoro del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti appare determinante. La prudenza sui conti e la linea rigorosa sul debito pubblico si traducono infatti in un beneficio diretto per le imprese attraverso il calo del costo del credito. Il Rapporto evidenzia che il tasso sui prestiti bancari è sceso dal 5,79% del novembre 2023 al 3,38% del settembre 2025, con una riduzione complessiva di 2,21 punti percentuali. La componente principale resta la politica monetaria della Bce, ma il CsC sottolinea che la stabilità politica "può aver contato per una quota del calo compresa tra il 12% e il 31%", generando "un beneficio tra 0,5 e 1,4 miliardi annui per le imprese".

Tradotto in numeri, significa che già nel 2025 le aziende italiane hanno risparmiato circa 4,6 miliardi l'anno sul costo del credito, cifra che potrebbe salire a 13,8 miliardi a regime. Un risultato che non nasce solo dalle decisioni di Francoforte ma anche dalla riduzione dei rendimenti dei Btp e dal miglioramento della percezione del rischio Paese, legato alla stabilità della linea economica. In altre parole, la disciplina di bilancio diventa un vantaggio competitivo per l'economia reale.

L'associazione guidata da Emanuele Orsini sottolinea che "i vantaggi della stabilità si traducono in vantaggi per imprese e finanza pubblica" e questo "indipendentemente dal colore del governo", ma il quadro che emerge è quello di una solidità rafforzata nell'attuale fase politica, che ha consentito all'Italia di migliorare la propria credibilità sui mercati (soprattutto con l'innalzamento del rating da parte delle principali agenzie) e di ottenere risultati economici migliori rispetto ad altri grandi Paesi europei. Al di là della tradizionale autonomia politica di Confindustria, il dato oggettivo resta: oggi l'Italia è il Paese europeo dove nel 2025 i tassi sono scesi di più (-2,21 punti), più della Germania (-1,94) e della Francia (-1,52), segno che la credibilità finanziaria si è rafforzata.

Anche sui mercati il segnale è evidente. Il documento rileva che "la stabilità politica rappresenta un elemento chiave nella valutazione del rischio Paese, incidendo sulla capacità di attrarre capitali e favorendo un circolo virtuoso tra fiducia, mercati finanziari e crescita". Non a caso nel 2025 la Borsa italiana ha registrato la migliore performance tra le grandi economie occidentali (+28,4% il rialzo), mentre il miglioramento del rating sovrano ha rafforzato la fiducia degli investitori internazionali.

Il punto politico, che il Rapporto non esplicita ma che emerge tra le righe, è che la stabilità della coalizione guidata da Giorgia Meloni ha contribuito a consolidare questo quadro di prevedibilità.

In un contesto internazionale segnato da guerre e tensioni commerciali, il mantenere una linea coerente e una maggioranza compatta diventa un fattore economico oltre che politico, perché riduce l'incertezza e rafforza la credibilità del Paese.

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