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Conte non arretra: primarie contro Schlein

Il gioco di sponda dell'ex premier: "Molti del Pd sono con me"

Conte non arretra: primarie contro Schlein
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Non vuole essere solo il terzo comodo. Giuseppe Conte è convinto che debba essere lui il candidato premier del centrosinistra, l'attaccante centrale della compagine progressista. Non accetta che Elly Schlein - con la quale ormai ha confronti quotidiani - si senta già la prescelta del campo largo o larghissimo. È il motivo per cui dalle parti dell'avvocato del popolo la parola più diffusa è primarie. Fino a poco tempo una parola che non apparteneva al lessico dei 5Stelle ma ora sdoganata. "Le vuole fare a tutti i costi" è il refrain che esce dalla sede pentastellate di via di Campo Marzio. Il leader dei 5Stelle ritiene che in uno scontro diretto con "Elly" ed eventuali altri candidati sarebbe lui a prevalere.

Diversi istituti di sondaggi lo fotografano in vantaggio e anche questa settimana sul suo tavolo sono arrivati studi che vanno in questa direzione. Inoltre, a suo avviso peserà l'aver già rivestito il ruolo di presidente del Consiglio. Infine, c'è il non detto, quello che non può argomentare quando si ritrova davanti la segretaria del Pd, ovvero che la sua candidatura potrebbe essere sostenuta da larga parte del gruppo dirigente del Nazareno. Tutti questi fattori spingono i parlamentari del M5S fra Camera e Senato a richiedere a gran voce le primarie. Ieri, è stato il turno del senatore Mario Turco dalle colonne del Foglio: "Sono state le altre forze progressiste a proporre questo metodo per scegliere la leadership, noi abbiamo aderito.

Se ci sono altri criteri, come quelli adottati alle regioni, siamo disponibili a discuterne. In ogni caso, la guida della coalizione va decisa con largo anticipo, indipendente dalla legge elettorale con cui si voterà". La tesi dello stato maggiore del M5S - dei tre quattro dirigenti con cui si confronta il leader Maximo - rimanda al seguente ragionamento: "Non solo si dovrà individuare chi ha più possibilità di vincere, ma anche chi è davvero in grado di governo". Tradotto, Giuseppe ha già fatto il premier in un contesto complicato, come il Covid, e ha superato una prova non facile. In questo quadro Conte gioca di sponda con i padri nobili del Nazareno. È noto, ad esempio, che Goffredo Bettini sia grande sponsor dell'avvocato del popolo. Non a caso i due hanno un confronto costante sul futuro dell'alleanza. Ed è altrettanto noto che proprio Conte qualche anno fa sia stato definito da Nicola Zingaretti, oggi europarlamentare, "il punto di riferimento dei progressisti". "C'è un mondo dentro il Pd che fa il tifo per me" confida ai fedelissimi l'allievo di Guido Alpa.

Non c'è solo Bettini, ideologo del Pd e oggi alla guida della rivista Rinascita. Conte di fatto potrebbe contare su altri esponenti del Pd che hanno fatto parte del governo giallorosso, come Roberto Speranza, Roberto Gualtieri, per citarne due. Senza dimenticare Dario Franceschini con cui giovedì ha avuto un colloquio in un corridoio di Montecitorio. L'allievo di Benigno Zaccagnini si è voluto sincerare sulle intenzioni del leader del M5S: "Giuseppe, stai lavorando affinché sia tu il candidato premier?". Non è dato sapere se Franceschini abbia agito da solo o se sia stato mandato da Schlein. Certo è che in casa Pd il dibattito sulla leadership è apertissimo e la tifoseria contiana non è affatto residuale.

Per fare in modo che sia così, Conte vive la quotidianità come fosse già in campagna elettorale. Rilascia interviste - l'ultima ieri al Fatto Quotidiano - dove ha bacchettato l'esecutivo sul caso Roggero e sull'ipotesi di concessione della grazia al gioielliere e poi ancora ha attaccato Meloni sul passaggio delle legge elettorale a Montecitorio: "La premier ha blindato una norma con tutti i candidati nominati, poi ha fatto finta di volere le preferenze. Ma quell'emendamento farlocco non le reintroduceva veramente. E comunque il gioco le ha preso la mano, e non è potuta tornare indietro".

I decibel saliranno giorno dopo giorno. E sarà difficile che Conte si faccia da parte per cedere il passo. Al Nazareno questo lo sanno. Ma al contempo non sanno come evitare le primarie e l'attivismo del terzo incomodo.

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