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Parlamento

Sceneggiate e cartelli per i “reel”. È il Parlamento degli influencer

Dagli stivali di Soumahoro al lenzuolo del fantasma Magi fino al cappio di Ziello. Così dai banchi dell’opposizione cercano di conquistare il web nell’illusione di diventare popolari

Magi-fantasma, ora arriva la sospensione di 2 giorni dalla Camera

Un tempo nei corridoi di Montecitorio ci si imbatteva in Alcide De Gasperi, Aldo Moro, Enrico Berlinguer, Giorgio Almirante, oggi negli influencer. Tra gli effetti più nefasti della stagione dell’antipolitica e del progressivo discredito delle istituzioni c’è lo svilimento del ruolo del Parlamento che non avviene solo con la modifica degli iter legislativi che hanno reso Camera e Senato sempre meno centrali rispetto al passato ma anche a causa dei comportamenti degli stessi parlamentari. Alcuni membri della Camera devono infatti aver scambiato il Parlamento per un reality show. Questa settimana, tra cappi, casseforti, bende, telefonini al cielo è andato in scena il peggio del repertorio.

Non potendo sfoggiare doti oratorie, dopo alcuni imbarazzanti discorsi e strafalcioni ascoltati negli ultimi anni, ci si rifugia nelle performance pensando di essere originali ed efficaci ma finendo per essere del tutto fuori luogo.

La legislatura si è aperta con il neo deputato di Avs Aboubakar Soumahoro che è entrato alla Camera con gli stivali sporchi di fango facendo il pugno chiuso e affermando: «portiamo questi stivali in Parlamento, gli stessi che hanno calpestato il fango della miseria. Portiamo gli stivali della lotta nel Palazzo per rappresentare sofferenze, desideri, speranze. Per chi è sfruttato e chi ha fame». Dopo pochi mesi è stato travolto dalle inchieste che hanno riguardato la sua famiglia, segno che un profilo più basso avrebbe forse giovato.

Poi è stato il turno del segretario di +Europa Riccardo Magi che lo scorso maggio è entrato a Montecitorio travestito da fantasma e coperto da un lenzuolo bianco per denunciare «la scarsa informazione sui referendum dell’8 e 9 giugno». Fino ad arrivare a questa settimana in cui le opposizioni (di sinistra e destra) si sono lasciate andare a uno spettacolo tutt’altro che edificante. Durante il dibattito sull’utilizzo delle chat di Andrea Delmastro i parlamentari del Movimento Cinque Stelle hanno portato alla Camera una cassaforte definendolo «un gesto simbolico per denunciare la scelta indegna della maggioranza» srotolando due striscioni gialli con scritto «fuori le chat».

Per non essere da meno, gli alleati nel campo largo di Avs durante l’intervento di Elisabetta Piccolotti si sono bendati gli occhi per attaccare il governo «che occulta la verità agli italiani». Così il Movimento Cinque Stelle ha rilanciato con i deputati che agitano al cielo i loro cellulare per dimostrare di non avere nulla da nascondere. Nello stesso giorno il deputato di Futuro Nazionale Edoardo Ziello ha accusato il ministro Giorgetti di svendere l’economia italiana per aver chiesto all’Ue di attivare la clausola di salvaguardia mettendole un «cappio al collo» e sventolando in aula un cappio. Un gesto tanto infelice quanto poco originale perché era già stato fatto nel 1993 da Leone Orsenigo, parlamentare della Lega, lo stesso partito grazie a cui Ziello si trova in parlamento. Citando l’episodio del cappio si dirà: questi gesti sono sempre accaduti in Parlamento ma in realtà non è così e, se prima costituivano un’eccezione, oggi rischiano di diventare la regola.

Tra le poco nobili motivazioni per cui si trasforma l’aula del parlamento nello studio tv di un reality show c’è la volontà di utilizzare gli spezzoni video di questi gesti per i social con l’obiettivo di fare reel che diventino virali. Nel frattempo l’antipolitica spopola.

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