Cori da stadio, striscioni, accuse incrociate. Si chiude com’è iniziata, con lo scontro in Aula e accuse pesantissime - alcune diffamatorie, sostengono da FdI - la vicenda delle chat di Andrea Delmastro. Ieri la Camera a voto segreto, chiesto dalle opposizioni che speravano in qualche franco tiratore, ha negato con 206 voti contro 133 l’autorizzazione a procedere alla Procura di Roma, che voleva acquisire le conversazioni tra l’ex sottosegretario e Mauro Caroccia, il ristoratore già condannato come prestanome del clan Senese. Vota con la maggioranza Fn, ma con i distinguo di Vannacci: «Tuteliamo l’ambito privato di un parlamentare, ma auspichiamo che renda disponibili queste conversazioni».
All’esito del voto scoppia la bagarre. I 5s scendono verso i banchi del centrodestra con i cellulari alzati: «Fuori le chat». Prima del voto i deputati di Avs si bendano il viso: «Non chiudete gli occhi agli italiani». Interviene Giuseppe Conte: «Il governo scuda gli amichetti». E poi la segretaria del Pd, Elly Schlein: «Non vogliamo mai più sentirvi nominare Paolo Borsellino.Meloni aveva detto di non voler più coprire nessuno». Chiara Appendino, M5s, sentenzia: «Oggi hanno vinto le mafie». Contrattacca il capogruppo di Fdi, Galeazzo Bignami: «Fuori le chat sugli appalti delle mascherine». E aggiunge: «Per noi fu una sconfitta il fatto che il Msi non riuscì a fare eleggere Borsellino presidente della Repubblica. La sinistra fece eleggere Oscar Luigi Scalfaro che un anno dopo liberò 300 mafiosi al 41 bis». Parole che infiammano le opposizioni. Angelo Bonelli chiede la sospensione di Bignami «per le offese a Scalfaro». Risse a parte, la sostanza della giornata è che ritorna al mittente, e dunque ai pm, che non potranno aprirlo, il cd contenente le chat che erano state depositate dal legale dello stesso Caroccia, e pure dallo stesso Delmastro, disposto a dimostrare di non avere nulla da nascondere. I magistrati avevano inoltrato quel cd a Montecitorio chiedendo di poterlo acquisire, insieme al contenuto del telefono sequestrato a Caroccia. E dopo che il presidente della giunta per le autorizzazioni, Devis Dori, Avs, ha tentato, senza successo, di accedere a quelle chat in quanto sua «prerogativa parlamentare», la maggioranza ha accelerato per chiudere il caso. Delmastro non è indagato, ma la vicenda riguarda la Bisteccheria d’Italia, di cui lui e altri esponenti piemontesi di Fdi erano stati soci con la figlia di Caroccia, la 19enne Miriam. Per i pm il ristorante sarebbe in realtà servito a Caroccia per riciclare i proventi illeciti del clan senese.
Per procedere con le indagini sulla gestione del locale, non su Delmastro, gli inquirenti consideravano cruciale l’esame di quelle chat. «Non è uno scudo per ostacolare il lavoro della magistratura. La decisione non impedisce all’autorità giudiziaria di procedere con gli accertamenti», spiega Pietro Pittalis, Fi. La Procura di Roma, precisa, «aveva avanzato una richiesta per acquisire tutte le comunicazioni, senza indicare un preciso arco temporale o criteri di selezione». Ora ai pm non resterebbe che sollevare un conflitto davanti alla Corte Costituzionale. No comment dal Procuratore capo Francesco Lo Voi.
