È tutta colpa dell’audience se il ridicolo è diventato normale. Anzi, per dirla meglio, i nostri deputati e senatori hanno da qualche anno preso le misure all’algoritmo, nel senso che gli è ben chiara la dinamica di funzionamento dei social che favorisce e spinge i contenuti che generano intrattenimento e coinvolgimento, penalizzando invece i post ordinari, che vengono nascosti ai follower. Ecco perché pur di saltare il fossato dell’anonimato digitale anche i parlamentari sono obbligati a sottomettersi all’algoritmo, alla sua fame di spettacolo sempre e comunque. Anche quando sono nell’Aula. Se non fosse così, perché mai Riccardo Magi a maggio dell’anno scorso con grande sprezzo del ridicolo si è travestito da fantasma impazzando nell’Aula di Montecitorio? Una sceneggiata-reel pensata per polarizzare e regolarmente pubblicata dall’account Instagram del segretario di +Europa. Per la verità, di proteste così come di interventi acchiappa visualizzazioni ce ne sono stati decine in questi quattro anni di legislatura: dagli stivali infangati di Soumahoro ai sassi dell’Adige esibiti in Aula da Angelo Bonelli, dalle bende che i deputati di Avs si cono calati sugli occhi al cappio di Eduardo Ziello di Futuro Nazionale, la colpa forse è solo dell’audience.

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