Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:16
In evidenzaAggiornato alle ore 11:16
Parlamento

L’onorevole algoritmo detta legge

Pur di saltare il fossato dell’anonimato digitale anche i parlamentari sono obbligati a sottomettersi all’algoritmo, alla sua fame di spettacolo sempre e comunque

La protesta dei deputati di avs in aula alla Camera durante la discussione della Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla domanda di autorizzazione al sequestro di corrispondenza (chat) nei confronti del l�ex sottosegretario della Giustizia e deputato di Fratelli d'Italia (FdI) Andrea Delmastro Delle Vedove, Roma, 05 agosto 2026. ANSA/ANGELO CARCONI

È tutta colpa dell’audience se il ridicolo è diventato normale. Anzi, per dirla meglio, i nostri deputati e senatori hanno da qualche anno preso le misure all’algoritmo, nel senso che gli è ben chiara la dinamica di funzionamento dei social che favorisce e spinge i contenuti che generano intrattenimento e coinvolgimento, penalizzando invece i post ordinari, che vengono nascosti ai follower. Ecco perché pur di saltare il fossato dell’anonimato digitale anche i parlamentari sono obbligati a sottomettersi all’algoritmo, alla sua fame di spettacolo sempre e comunque. Anche quando sono nell’Aula. Se non fosse così, perché mai Riccardo Magi a maggio dell’anno scorso con grande sprezzo del ridicolo si è travestito da fantasma impazzando nell’Aula di Montecitorio? Una sceneggiata-reel pensata per polarizzare e regolarmente pubblicata dall’account Instagram del segretario di +Europa. Per la verità, di proteste così come di interventi acchiappa visualizzazioni ce ne sono stati decine in questi quattro anni di legislatura: dagli stivali infangati di Soumahoro ai sassi dell’Adige esibiti in Aula da Angelo Bonelli, dalle bende che i deputati di Avs si cono calati sugli occhi al cappio di Eduardo Ziello di Futuro Nazionale, la colpa forse è solo dell’audience.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.