Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:45
In evidenzaAggiornato alle ore 10:45
Parlamento

In maggioranza si rianima la fronda rosa alla legge elettorale

Dopo l’ok dei leader i dubbi delle parlamentari sulla mancata alternanza di genere

Alta tensione in maggioranza anche sulle intercettazioni

«La Camera è convocata mercoledì 9 settembre 2026 alle ore 15.00». Mentre Montecitorio si va velocemente svuotando, la scritta che rimbalza sugli schermi del Transatlantico sancisce il liberi tutti. Un mese di tregua estiva che servirà anche per provare a tirare le somme dei nodi ancora sul tavolo. A partire dalla riforma della legge elettorale, nonostante il via libera arrivato mercoledì al termine di un vertice tra Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi. Non a caso, l’ultimo giorno di lavoro della Camera è caratterizzato da conciliaboli in cui si disquisisce di liste, listoni, effetto flipper, circoscrizioni estere e - soprattutto - parità di genere. Tra le parlamentari, infatti, sono molte le voci critiche. E non è un dettaglio, perché - spiega uno degli esponenti più vicini al dossier - quella delle donne è stata certamente la pattuglia più numerosa del gruppo di circa trenta franchi tiratori che qualche settimana fa hanno affossato le preferenze alla Camera. Insomma, non è saggio ripresentarsi a settembre in Senato con lo stesso emendamento bocciato a Montecitorio con il voto segreto. Perché è vero che a Palazzo Madama c’è lo scrutino palese, ma quando il testo tornerà alla Camera il via libera finale sarà di nuovo a voto segreto.

Il fatto che per i capilista bloccati non ci sia alcun obbligo di alternanza di genere, insomma, rischia di riaccendere malumori che sembravano in parte sopiti. Non è un caso che la questione sia stata sollevata anche nella riunione degli sherpa di maggioranza - Giovanni Donzelli e Angelo Rossi per Fdi, il ministro Roberto Calderoli e Andrea Paganella per la Lega, Stefano Benigni, Alessandro Battilocchio e Roberto Rosso per Fi, Alessandro Colucci per Noi Moderati e Antonio De Poli per l’Udc che si è tenuta mercoledì a via della Scrofa. Sul punto, però, ci sarebbe una certa rigidità dal lato Carroccio, ma anche perplessità tra gli azzurri. D’altra parte, è proprio sui partiti più piccoli che l’alternanza di genere per i capilista bloccati impatterebbe maggiormente. Senza contare - spiega una parlamentare di maggioranza di lungo corso - che al tavolo delle trattative sulla riforma elettorale «sono seduti nove uomini e zero donne».

La questione, dunque, terrà banco tutta l’estate. «Ne parleremo nel gruppo e faremo le nostre valutazioni - sottolinea Isabella De Monte, deputata di Forza Italia e firmataria dell’appello bipartisan delle donne contro le preferenze - ma sarebbe più sensato ed equo avere la quota nei capilista perché sarebbe una quota vera». Vanno all’attacco, ovviamente, le parlamentari d’opposizione, dalla deputata di Azione Elena Bonetti alla capogruppo Pd alla Camera Chiara Braga.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.