Corruzione, fermato Platini: "Soldi dal Qatar per i mondiali"

Il presidente Uefa avrebbe ricevuto 2 milioni per scegliere Doha. I legali: "Estraneo ai fatti, sentito come testimone"

Si consuma nei locali della polizia giudiziaria di Nanterre il terremoto che coinvolge l'ex campione francese Michel Platini. L'ufficio è quello anticorruzione alle porte di Parigi e «l'ospite» è sospettato di associazione a delinquere e corruzione per aver votato a favore del Qatar accettando una sorta di baratto: indirizzare a Doha il Mondiale di calcio 2022 in cambio di investimenti degli emiri in terra francese.

L'inchiesta parte nel 2016. Sentito come testimone l'anno seguente, Platini è finito ieri mattina in stato di fermo a Parigi con provvedimento che oggi potrebbe essere confermato e prolungato. Oltre nove ore davanti ai magistrati. «Estraneo ai fatti, interrogato per ore sotto il regime di custodia cautelare per motivi tecnici», ascoltato come testimone, fa sapere l'ex numero 10 dei Blues.

La procura è però interessata al pranzo del 23 novembre 2010 all'Eliseo ,in presenza dell'allora presidente Nicolas Sarkozy, dello stesso Platini, dell'attuale emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani, e dello sceicco Hamad bin Jassem, all'epoca premier e ministro degli Esteri dell'emirato. Cosa successe dopo? Secondo l'agenda dell'Eliseo, c'erano anche il braccio destro di Sarkò, Claude Guéant, e Sophie Dion, rispettivamente segretario generale dell'Eliseo (figura chiave del potere presidenziale) e consigliera tecnica del capo dello Stato con delega allo sport. Platini, Dion e Guéant ieri mattina sono stati tutti convocati dall'ufficio per la lotta alla corruzione e agli illeciti fiscali (Oclciff). Da chiarire il ruolo degli altri due player: Guéant è sospettato di complicità, ma resta «libero», Dion è in stato di fermo.

Il Qatar intanto difende l'ex campione: «Non c'entra nulla», filtra dal piccolo ma influente Stato del Golfo. L'ipotesi dei magistrati è invece che potrebbe essersi consumato il patto per cui Platini avrebbe sostenuto la candidatura dell'emirato «nell'interesse della Francia». Cioè su richiesta di Sarkozy.

Secondo la rivista «France Football», all'Eliseo si discussero svariate questioni: l'acquisto del club Psg da parte del Qatar Investments (poi avvenuto), l'aumento dei qatarioti nella partecipazione azionaria del gruppo Lagardère, la creazione del canale «Be In Sports» in Francia. Impegni provenienti dal portafoglio di Doha in cambio di un pollice in su: cioè che Platini votasse per il Qatar e non per gli Usa, come filtrato inizialmente. Non passano neppure dieci giorni e la Coppa viene indirizzata in Qatar, superando le candidature di Stati Uniti, Australia, Corea del Sud e Giappone.

I primi sospetti risalgono al maggio 2011. L'ex presidente della Fifa Sepp Blatter parla di storia già chiarita: «Non so perché ci si torni all'improvviso». Poi ammette che Platini gli confessò la richiesta di Sarkò: lungi dal definirla «costrizione». Secondo l'allora vice-presidente Fifa Jack Warner, un'email parlava invece espressamente, già all'epoca, della possibilità che il Qatar «avesse comprato» la Coppa del Mondo. Il primo giugno 2014, il «Sunday Times» accennava a 5 milioni di dollari che sarebbero stati versati ai dirigenti Fifa per sostenere l'offerta del Qatar. Più o meno in quel periodo, la stessa Federazione versò a Platini 2 milioni di franchi poi fatturati come «consulenze».

L'ex «Roi» nega corruzione e ogni pressione, ma ammette di aver votato a favore di Doha. Anche le associazioni per i diritti umani erano insorte contro Platini. Un rapporto di Amnesty International denunciò il grave sfruttamento degli addetti alla realizzazione delle strutture in Qatar, circa 2 milioni e mezzo di migranti sottopagati costretti a firmare falsi compensi.

Già un'altra assegnazione aveva tinto di giallo i nove anni di Platini al vertice dell'Uefa quando la polizia perquisì le sue abitazioni di Nyon e Saint Cloud. Cercavano un quadro di Picasso perché, il novembre 2014, il «Sunday Times» accusò Platini di aver ricevuto un dipinto dall'ex presidente dell'Unione russa di calcio come incentivo per ospitare i Mondiali 2018. Poi effettivamente svoltisi lì.