Ilaria Salis si è garantita l’improcedibilità al processo in Ungheria facendosi eleggere al Parlamento europeo grazie ad Avs. Una strada legittima, prevista dai regolamenti dell’Ue, che ha fatto bene a perseguire per riuscire a uscire dalla cella di Budapest dove è stata reclusa con l’accusa di aver partecipato alle aggressioni del Giorno dell’Onore in Ungheria insieme ad altre persone. Attualmente Salis è l’unica che ha trovato una strada così rapida e vantaggiosa per evitare il processo ungherese, mentre gli altri soggetti stranieri accusati dei medesimi reati si trovano in carcere in Ungheria, compresa Maja T., estradata dalla Germania in Ungheria e ora sotto processo.
Maja T. è un’attivista transessuale accusata degli stessi reati di Salis, per la quale ora l’europarlamentare ha voluto aprire una campagna di raccolta firme, condivisa sui social insieme a un appello a donare attraverso un’associazione, per aiutare la famiglia per sostenere le spese legali legate alla detenzione. Tra un asterisco e l’altro, Salis nel testo della petizione che la vede promotrice e prima firmataria, scrive che nel febbraio 2023 “il cosiddetto Giorno dell’Onore – un raduno che richiama ogni anno migliaia di neofascisti e neonazisti provenienti da tutta Europa – fu oggetto di contestazioni antifasciste”. Le “contestazioni”, come le chiama Salis, sono inquadrate in realtà come aggressioni fisiche ad alcuni soggetti della destra ungherese da parte di esponenti dell’antifascismo internazionale.
In secondo grado, Maja T. è stata condannata a 7 anni di reclusione e, scrive Salis, “ha già pagato un prezzo altissimo con quasi due anni di detenzione cautelare in Ungheria. Continua a pagarlo ogni giorno, subendo vessazioni in carcere anche a causa della sua identità di genere oltre che delle sue convinzioni politiche, e rischia di dover sopportare questa situazione ancora a lungo”. Con questo appello, si legge, “chiamiamo le nostre sorelle, la società civile e il mondo della politica a mobilitarsi per Maja T. Allo stesso tempo, chiediamo alle istituzioni ungheresi, tedesche ed europee di intervenire per garantire il pieno rispetto dei suoi diritti. La nostra richiesta più urgente è il trasferimento immediato di Maja in Germania, affinché possa eventualmente scontare lì la propria pena, vicino alla sua famiglia e ai suoi affetti”.
Non c’è, si legge ancora “alcuna ragione per prolungare la sua detenzione in Ungheria, tanto più che la sua estradizione dalla Germania fu eseguita attraverso una procedura successivamente dichiarata illegittima dalla stessa giustizia tedesca. È tempo di porre rimedio a quella grave ingiustizia”. Sono in tanti, ora, a chiedere che anche l’europarlamentare si faccia giudicare per i reati di cui è stata accusata, anche se la sua posizione, in virtù e dell’elezione è stata accantonata.
