Entro ottobre il vaccino salva-Trump

A 98 giorni dalle elezioni in Usa, il super virologo Fauci dà l'assist al presidente

«Il vaccino a ottobre è possibile». Il super virologo della Casa Bianca, Anthony Fauci, fa un annuncio importante. Non solo per tutto il mondo che aspetta con ansia una cura. Ma per il presidente Donald Trump che, mai come ora, ha bisogno di un assist in grado di mandarlo dritto dritto verso il suo secondo mandato. A 98 giorni dall'Election Day ha uno svantaggio a doppia cifra rispetto allo sfidante democratico Joe Biden. Ovviamente per lui tenere a battesimo la nascita del primo vaccino anti Covid sarebbe un colpaccio senza pari. «Otterremo la vittoria sul virus sguinzagliando il genio scientifico americano» dichiara trionfalmente il capo della Casa Bianca, dopo l'annuncio dell'azienda americana Moderna sull'avvio della fase finale dei test, seguito a stretto giro di boa da quello di Pfizer. Le due società hanno ricevuto quasi due miliardi di dollari di fondi federali nell'ambito della Operation Warp Speed lanciata da Trump per vincere la corsa al vaccino (e assicurarsi la rielezione).

Ma se il piano di Trump non è mai stato un segreto, quello che ora stupisce è il modo in cui anche il virologo Fauci si sbilanci. «Non posso garantire il successo - puntualizza Fauci - per questo si fanno i test clinici. Ma le premesse sono buone». Attualmente sono circa 25 i vaccini nella clinica, quella dei test sull'uomo, secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, mentre le infezioni negli States sono oltre 4,2 milioni e i morti quasi 150mila. In gara ci sono pure i cinesi, la corsa alle armi contro il coronavirus è una questione di supremazia geopolitica. Morgan Stanley stima che il vaccino potrebbe garantire a chi lo scopre per primo fino a 30 miliardi di entrate all'anno nella fase iniziale di immunizzazione. In America «abbiamo fatto incredibili progressi», dichiara Trump, volato l'altro giorno nella sede della Fujifilm Diosynth Biotechnologies, nella Carolina del Nord. Il luogo della visita non è stato scelta a caso: la società biotech del North Carolina si è aggiudicata un contratto finanziato dalla Casa Bianca per sviluppare il vaccino sperimentale di Novavax, con l'obiettivo di portare sul mercato 300 milioni di dosi entro gennaio del prossimo anno.

Se è vero che annunci del genere fanno bene alla politica e agli affari (il titolo Pfizer ha registrato più del 3% a Wall Street), non si può dire altrettanto sul fronte sanitario e scientifico. A mettere in guardia dagli annunci è lo stesso Andrea Crisanti, microbiologo dell'università di Padova. Per completare le sperimentazioni su un nuovo vaccino, spiega, «servono in genere 4 o 5 ani. Certo, si possono prendere delle scorciatoie ma per ogni scorciatoia aumentano i rischi che il vaccino non funzioni o abbia degli effetti collaterali».

Fa meno bene alla campagna elettorale di Trump il video pubblicato su Twitter da suo figlio Donald jr sugli effetti dell'idrossiclorichina, il farmaco assunto sia dal presidente americano sia da quello brasiliano Bolsonaro e presentato come panacea anti Covid. Una fake news più volte smentita dalla scienza e che ha costretto Twitter a rimuovere il post di Trump junior.

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