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Fentanyl rubato: è caccia alla talpa. Ma all'Israelitico nessuna telecamera

Si indaga su chi può aver avuto accesso alla farmacia dell'ospedale capitolino

Fentanyl rubato: è caccia alla talpa. Ma all'Israelitico nessuna telecamera
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Colpo grosso all'ospedale israelitico. Caccia alla talpa che ha sottratto ottanta fiale di Fentanyl dalla cassaforte. Sequestrati documenti, registri e prese in carico dei vari reparti del potente farmaco a base di oppiacei utilizzato come anestetico e antidolorifico. Nel mirino dei carabinieri la gestione della chiave dell'armadietto dei farmaci. La "droga degli zombie" la chiamano negli States dove ne viene fatto un consumo a dir poco allarmante. In questo caso una partita da 20/25mila dosi di "roba" che, immessa sul mercato nero, frutterebbe almeno 20 milioni di euro.

Aperto il fascicolo in Procura dal pm Mario Dovinola, spettano ai Nas gli accertamenti necessari per arrivare a quanti hanno avuto accesso, chiavi in mano, al caveau della farmacia ospedaliera. Sono una ventina i dipendenti interrogati, fra medici, specializzandi, infermieri e vigilanti, dal nucleo operativo di via In Selci. Al vaglio degli investigatori le telecamere della struttura sulla via Portuense anche se i locali della farmacia ne sono sprovvisti. Sotto esame anche i dati registrati dalle celle telefoniche per mappare le presenze sul luogo del furto, compiuto in due tempi. Il primo ammanco viene notato il 22 giugno, inspiegabilmente la denuncia viene inoltrata il 24 giugno, quando le fiale sottratte salgono a 80. Nessun segno di scasso: a compiere la rapina sarebbe stato un dipendente o qualcuno con libero accesso al reparto tramite badge e chiavi. Il fascicolo aperto in Procura è per furto e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Un'indagine interna è stata aperta anche dalla direzione sanitaria mentre il ministero della Sanità avrebbe incaricato i suoi ispettori e attivato, attraverso una circolare emanata venerdì, controlli in tutte le strutture pubbliche per verificare eventuali ammanchi del potente quanto pericoloso oppioide. Palazzo Chigi, che non nasconde il forte allarme per l'accaduto, sottolinea il "comportamento irresponsabile" di chi dovrebbe garantire la sicurezza di un medicinale che, immesso illegalmente sul mercato, potrebbe essere letale. La circolare del ministero ricorda, inoltre, che "i farmaci contenenti sostanze attive stupefacenti e psicotrope devono essere custoditi in un armadio chiuso a chiave, separati da altre sostanze per prevenire il rischio di abuso e la diffusione illegale di tali sostanze. Sarebbe opportuno - conclude la circolare - che il responsabile unico del controllo giacenze e stoccaggio fosse lo stesso che detiene le chiavi". All'Israelitico, stando alle prime informazioni, le chiavi erano a disposizione di più persone, almeno dieci sui venti dipendenti totali che somministrano il fentanyl. Numeri che non aiutano a individuare il criminale. Un "colpo gobbo" pianificato proprio sul fatto che ad aprire la cassaforte fosse un numero elevato di dipendenti. Troppi. Dalla direzione sanitaria si ricorda che la struttura è parte lesa.

Un caso grave, infine, per il bilancio dell'azienda sanitaria qualora l'assicurazione non risarcisse il valore del fentanyl sottratto.

"Una sostanza che, immessa sul mercato, avrebbe conseguenze devastanti" spiega Francesca Chaouqui, presidente di Ripartiamo, organizzazione internazionale impegnata in progetti umanitari e sociali. "Negli Usa esiste un mercato illegale strutturato di fentanyl. Sostanza che crea una dipendenza rapidissima e aumenta il rischio di overdose".

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