La domanda più diffusa tra gli editori e gli addetti ai lavori del mondo editoriale dopo la polemica per la Dichiarazione di antifascismo inserita dalla Fiera del libro di Roma Più libri più liberi e l'intervento di Giorgia Meloni è una sola: ora che succede?
Editori, autori e lettori si chiedono se avverrà un passo indietro da parte dell'Associazione Italiana Editori, ente organizzatore della fiera, ritirando la dichiarazione di antifascismo oppure se decideranno di far finta di nulla aprendo così uno scontro istituzionale con il presidente del Consiglio.
Formalmente la fiera è organizzata dall'Aie per cui il governo o il ministero della Cultura non possono intervenire in modo diretto ma ci sono altri strumenti a disposizione dell'esecutivo per indurre a un ripensamento gli organizzatori per reintrodurre il criterio utilizzato fino allo scorso anno di accettazione dei valori della Costituzione senza la specifica di antifascismo. Anzitutto il contributo ingente che viene erogato dal ministero della Cultura attraverso il Centro per il libro e la lettura, pari a una cifra che oscilla tra i 150 e il 180.000 euro per ogni edizione della manifestazione. Il Centro per il libro e la lettura è un'articolazione del ministero afferente alla Dg-Biblioteche e Istituti culturali perciò la decisione spetterebbe al ministro. Il ministero potrebbe inoltre accelerare nell'interlocuzione con un'altra importante associazione di categoria, l'Ali, Associazione Librai Italiani, puntando sulla contrarietà dei librai romani al periodo in cui si svolge Più libri più liberi a pochi giorni da Natale. Ci sono poi altri strumenti che vanno oltre la manifestazione. In tal senso un'ipotesi potrebbe essere quella di dirottare i fondi per gli editori indipendenti che oggi vengono veicolati tramite l'Aie all'altra associazione di categoria l'Adei, Associazione degli editori indipendenti. Altro tema sono i fondi per le fiere del libro all'estero che rappresentano un importante finanziamento.
C'è poi la strada giuridica che alcuni editori stanno valutando di percorrere (anche alla luce di importanti studi legali che hanno dato disponibilità a seguire un eventuale ricorso gratuitamente in difesa del principio della difesa della libertà di parola). Secondo Gioacchino La Rocca, avvocato e professore ordinario di diritto civile presso Università di Milano Bicocca, un eventuale ricorso si potrebbe impostare sulla "violazione della libertà di pensiero e di stampa, sulla violazione della libertà economica e della concorrenza, sulla violazione del principio di eguaglianza".
"Circostanze - aggiunge La Rocca - ulteriormente rafforzative sono: la natura pubblica degli spazi espositivi (la Nuvola è per il 90 per cento del Mef e per il 10 per cento del Comune di Roma) e il forte ricorso alla contribuzione pubblica della Associazione italiana editori".
Intanto continua a tener banco il dibattito e ieri è intervenuto il presidente dell'Anpi Gianfranco Pagliarulo affermando: "La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha lanciato una sorta di fatwa: non si chiama censura ma Costituzione".
Invece secondo Sandro Ruotolo, responsabile informazione e cultura del Pd è "singolare che una presidente del Consiglio definisca tutto questo un patentino antifascista e una forma di censura. Perché l'antifascismo non è un'opinione tra le altre. Non è una Bandiera di partito. È il fondamento costituzionale della nostra Democrazia". È sceso in campo il soccorso rosso a sostegno della misura liberticida.