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I Carc celebrano i terroristi in carcere

A Napoli la "Giornata dei rivoluzionari" in nome dell'anarchico Cospito e dei pro Pal

I Carc celebrano i terroristi in carcere
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La giornata internazionale dei prigionieri: è questo il prossimo appuntamento del fronte antagonista, che ha deciso di riunirsi per "lottare contro la repressione". E lo fanno dedicando "questa giornata onorando chi è nelle mani del "nemico". Celebriamo la memoria dei rivoluzionari prigionieri, incarcerati per la loro appartenenza a un'organizzazione o a un movimento rivoluzionario", scrivono i Carc di Napoli, con autonomia studentesca e altre sigle, lanciando l'appuntamento di domani a Frattamaggiore, in Campania.

Nell'illustrare l'iniziativa ricordano anche i prigionieri palestinesi e sostengono che "partendo dalla celebrazione dei prigionieri politici, metteremo al centro la costruzione di un fronte comune contro la repressione: un fronte che si deve porre l'obiettivo di cacciare il governo Meloni e di imporre un governo che attui la Costituzione".

La tesi di fondo che le frange radicali tentano di accreditare è che chi finisce in carcere per un qualunque tipo di terrorismo, per aver militato in formazioni sovversive, piazzato bombe o gambizzato dirigenti d'azienda, non è un criminale sottoposto alla legge, ma un "rivoluzionario prigioniero". Per loro è un soldato nelle mani del nemico, la cui militanza deve continuare all'interno delle carceri, ma l'aspetto più subdolo di questa retorica è il tentativo di legare i vecchi volti della lotta armata degli anni Settanta e Ottanta alle nuove leve della protesta.

Per questa galassia, allergica a qualunque legge, lo Stato democratico impone l'isolamento non per difendere l'incolumità pubblica, ma per "paura", perché l'esistenza di questi detenuti sarebbe la prova della "debolezza" delle istituzioni. È un delirio interpretativo che porta a inserire in un unico calderone profili come quello di un terrorista rosso come Cospito con i palestinesi, nel nome di una battaglia contro la repressione che esiste solo nella loro narrazione. Il tutto nel tentativo di legittimare la violenza politica e l'eversione.

Ma dietro la facciata della solidarietà militante si nasconde il solito vizio ideologico: l'incapacità cronica di fare i conti con la storia e con la giustizia perché, per loro, la legge è solo l'arma di una presunta repressione nelle mani del "nemico" borghese.

Oggi i Carc sono finalmente attenzionati: tra le ultime grandi inchieste c'è quella condotta dalla Procura di Napoli che, con il pm Marco De Simone, sta cercando di smantellare il cuore dell'organizzazione.

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