Cronache

I due corpi a 400 metri: i buchi delle indagini tra errori e leggerezze

Accuse dei familiari: soccorsi partiti in ritardo e allarme sottovalutato. Le ricerche nella direzione sbagliata. E le troppe piste seguite

I due corpi a 400 metri: i buchi delle indagini tra errori e leggerezze

«L'ho trovato dove nessuno l'aveva cercato. Ho spostato dei cespugli e i resti erano lì». Le parole del carabiniere in congedo Giuseppe Di Bello, 55 anni, originario di Capo d'Orlando che ha preso parte da volontario alle ricerche del piccolo Gioele, risuonano e fanno riflettere. Parecchio. Per 16 giorni è stata dispiegata una macchina dei soccorsi pazzesca, fatta di una settantina di uomini, unità cinofile, un elicottero, droni, sommozzatori, 4 cani specializzati nella ricerca di resti umani, i «cacciatori di Sicilia», ovvero il gruppo di carabinieri specializzati nella ricerca di latitanti in zone impervie, e da ieri persino l'esercito. Del piccolo non c'è stata traccia fino a ieri. È vero quel che dice il volontario riguardo al fatto che lì non si era cercato? La zona è molto vasta ed è stata divisa in aree per poter setacciarla palmo a palmo. Si è cercato nei laghetti, nei pozzi, nei casolari. Ma si è cercato forse nella zona sbagliata? Eppure i resti di Gioele distavano circa 400 metri, molto poco dunque dal corpo della madre. I dubbi sono stati raccolti anche dal papà di Gioele, in un lungo post pubblicato ieri sera: «Nonostante il dramma che mi ha travolto, trovo doveroso ringraziare quanti mi hanno aiutato. Dedico un ringraziamento particolare al signore che ha trovato mio figlio. Se non ci fosse stati voi chissà quando lo avremmo ritrovato. Cinque ore di lavoro di un volontario rispetto a 15 giorni di 70 uomini esperti, mi fanno sorgere dei dubbi oggettivi sui metodi adottati per le ricerche. La mia non vuole essere una polemica, ma la semplice considerazione di un marito e padre distrutto». Lunedì si sono fatti avanti finalmente con il procuratore di Patti, Angelo Cavallo, i turisti settentrionali che avevano assistito all'incidente di Viviana nella galleria Pizzo Turda e l'avevano vista addentrarsi a piedi con Gioele in braccio nella boscaglia. Hanno riferito l'esatta direzione che ha preso, che non è quella che si riteneva. Viviana non ha scavalcato il guard-rail, come si credeva, per dirigersi verso il mare e trovare la morte sotto al traliccio dell'alta tensione, dove è stato rinvenuto il suo cadavere cinque giorni dopo la scomparsa, ha invece oltrepassato un guard-rail vicino a quello, ha scavalcato un muretto, ha percorso un canale di scolo che conduce a un sentiero boschivo che fiancheggia la galleria e porta a una montagna. Viviana è salita lato monte. Ebbene, se questa informazione fosse stata riferita subito alla procura, che ha lanciato più appelli perché queste persone si facessero avanti, il bambino sarebbe stato trovato prima? Vivo o morto? L'interrogativo resta ed è solo uno: quell'area in cui sono stati ritrovati i resti del corpicino dilaniato di Gioele, e quella più lontana in cui è stata ritrovata la testa, sono state battute? E se sì, perché non è stato notato nulla? Viene, dunque, davvero da chiedersi se in quella zona in cui c'erano i resti di Gioele non sia passato nessuno, a meno che il piccolo non sia stato trasportato lì in un secondo momento. Visto il dispiegamento di forze, però, appare improbabile. «È arrivata questa persona, un conoscitore dei luoghi - dice il vice comandante del Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Messina, Ambrogio Ponterio - con strumenti atti a farsi spazio tra la vegetazione, un falcetto che gli consentiva di passare dove passano gli animali». Ma che vuol dire? Non sono state battute le zone con fitta vegetazione? Come mai, con tutti i mezzi dispiegati, è stato un volontario a rinvenire i resti? «Appureremo anche questo - dice il procuratore».

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