L'arma a sorpresa di Trump: un silenzio che mette paura

Basta urla, niente proclami, nessuna polemica. Ma il mutismo nasconde una strategia. Con sorpresa finale

L'arma a sorpresa di Trump: un silenzio che mette paura

Il quarantacinquesimo Presidente degli Stati uniti non urla più, non va sotto al naso di Hillary gridandole io ti farò, nulla di sguaiato o fuori posto. É cambiato e ora si fa notare per il suo silenzio, un silenzio che nasconde una strategia. Troppo tranquillo per la stampa americana che lo tratta, almeno quella liberal, come il New York Times, come un bambino maleducato e squilibrato da cui ci si deve sempre aspettare un vetro rotto o un'aiola devastata. Il fatto è che Donald Trump sta effettivamente devastando vecchie aiole, ma lo fa proprio con il suo silenzio in contrasto con le abitudini americane: quando un candidato ha vinto, in attesa di insediarsi parla, commenta, presenta gli uomini del suo governo, ma non lui. Quando il nuovo presidente eletto va a Washington alla Casa Bianca per il cambio della guardia col presidente uscente si svolge una tradizionale cerimonia unificante. Il presidente Obama ha proprio ieri ricordato l'armonia patriottica in cui avvenne il suo cambio della guardia con George W. Bush, quando arrivò il suo turno. Fu una scena popolare e aristocratica allo stesso tempo, un cambio della guardia tutto inchini e brindisi.

Dovrebbe andare così anche questa volta, ma molti hanno il sospetto che il nuovo presidente intenda fracassare un'altra cristalleria del politicamente corretto, sconvolgendo usi e costumi della transizione. Perché dovrebbe o vorrebbe farlo? Per tenere a battesimo anche simbolicamente una nuova procedura secca e realistica che ricorda un po' quella di Napoleone il quale nel giorno della sua incoronazione imperiale, strappò la corona dalle mani del Papa e se la calcò in testa gridando «Dio me l'ha data e guai a chi me la tocca». Che Trump possa fare il Napoleone ribelle ad ogni tradizione è possibile. C'è anche chi, come il Washington Post, rivela che Trump durante la campagna elettorale ha usato il proprio nome di candidato alla Casa Bianca come un marchio per registrare otto grandi società alberghiere in Arabia Saudita. Alcuni giornalisti che parteciparono a un comizio di Trump nel mese di agosto, ricordano bene che lui disse: «I sauditi comprano da me case e appartamenti bellissimi che pagano intorno ai 50 milioni. Dovrei dispiacermene? Non ci penso nemmeno». Il cognome Trump come brand pubblicitario è già stato usato in Turchia, ad Istanbul, dove un costruttore turco gli paga l'affitto del nome per una «Trump Towers Istanbul» che gli ha già fruttato dal 2014 dieci milioni di dollari.

Queste ricostruzioni e tempistiche aprono continuamente la questione del conflitto d'interessi, ma di fatto nessuna legge vieta ad un candidato di sfruttare il proprio nome per fare affari. La cosa cambierebbe se il nuovo Presidente seguitasse a vendere il proprio marchio dopo essersi insediato ufficialmente in Pennsylvania Avenue. Sulla questione dei due mesi di transizione (quale dovrebbe essere il codice di comportamento?) e sui commenti politici che Obama e Trump potrebbero scambiarsi, si è acceso un riflettore. Che cosa dice Obama? Il presidente in carica, dal Perù dove è in visita ufficiale, fa conoscere nelle intervista televisive il proprio codice di comportamento: si asterrà da commentare le dichiarazioni del presidente eletto, salvo quelle che a suo parere costituirebbero una violazione di quanto sancito dalla Costituzione. Parole sobrie ma anche molto elastiche. E come si comporterà Obama dopo l'insediamento di Trump, quando lui sarà un semplice cittadino? «Lo lascerò tranquillo. Ma se dovessi trovarmi di fronte a un'iniziativa che coinvolge i nostri valori e le nostre tradizioni, allora considererò un mio dovere difendere gli ideali e le tradizioni».

Trump sta zitto e rende tutti inquieti, ma per Douglas Brinkley, storico della Rice University, sul presidente è chiaro: presentarsi all'inaugurazione con tutti i compiti già fatti, il governo in tasca, essendo stato molto più rapido di tutti i suoi predecessori. Ma in questa silenziosa rapidità. Si anniderebbe la nuova sfida di Trump: fare tutto senza concedersi alle interviste e alle contestazioni del pubblico ostile, lanciando un messaggio univoco: si fa come dico io, e basta. Dunque, non illustra agli elettori chi sono gli uomini che sta scegliendo e tira dritto.

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