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Lascia la tv all'amico di cella. Stasi abbraccia la mamma

Dopo 10 anni e mezzo, Alberto torna alla normalità: lavorerà in azienda e vivrà in affitto nell'hinterland

Lascia la tv all'amico di cella. Stasi abbraccia la mamma
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La nuova vita di Alberto Stasi, fuori dalla prigione dove ha passato gli ultimi 10 anni e mezzo della sua esistenza. Ieri mattina il 42enne ritenuto responsabile dell'omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco, ha varcato la soglia del penitenziario milanese con il benestare della Procura generale a continuare a proclamarsi innocente. Sulla decisione dei giudici ha pesato il parere positivo dell'ufficio diretto dalla procuratrice generale Francesca Nanni, l'alto magistrato che, dopo aver incontrato il procuratore capo pavese Fabio Napoleone e ricevuto i documenti della nuova inchiesta che accusa Andrea Sempio, sta valutando se richiedere la revisione. "In tutti i casi la valutazione per la concessione dell'affidamento è fatta esclusivamente sugli atti di osservazione e sui comportamenti dentro e fuori dal carcere e tenendo conto dei pareri degli organi competenti. Non è automatico, altrimenti il beneficio verrebbe concesso a tutti i detenuti che hanno meno di 4 anni da scontare" ha garantito il presidente della Sorveglianza di Milano, Marcello Bortolato, smentendo il tentativo dell'avvocato dei Poggi, Gian Luigi Tizzoni, di minimizzare il beneficio concesso a Stasi. Una decisione, quella dell'affidamento in prova, richiesta dall'avvocato Giada Bocellari e arrivata mentre il detenuto, che in semilibertà aveva l'obbligo di tornare a dormire in cella, era in licenza per il fine settimana. È per questo motivo che i giornalisti in presidio davanti a Bollate già dalla sera di venerdì non l'hanno visto rientrare. Nessun mistero, semplicemente l'autorizzazione a pernottare nella nuova casa che ha preso in affitto nell'hinterland milanese piuttosto che a Garlasco. E non perché Stasi abbia il divieto di avvicinarsi alla cittadina, ma perché è lui stesso a non voler più tornare nel luogo in cui la sua vita è stata stravolta. Stasi sul piano formale non è ancora un uomo libero, visto che la pena si estinguerà il 22 ottobre 2028, ma il suo reinserimento nella società è un unicum, dato che non è stato affidato ad alcuna comunità o associazione di volontariato, ma lavorerà ai vertici dell'azienda in cui è impiegato già dal 2023, senza contare che per lui i giudici non hanno ritenuto ostativa la mancata resipiscenza per quel delitto che il condannato ha sempre sostenuto di non aver commesso e che ora anche la Procura di Pavia considera tale, sulla base dei nuovi elementi investigativi che supporterebbero la responsabilità di Sempio nell'omicidio. Nell'ordinanza il Tribunale di Sorveglianza si è limitato a mettere nero su bianco le prescrizioni classiche previste dalla misura alternativa alla detenzione, come l'obbligo di residenza, orari precisi di rientro a casa, divieto di frequentare i pregiudicati e divieto di uscire dalla Lombardia, nonché l'impegno a continuare l'attività lavorativa. Il rispetto di tutte le regole consentirà a Stasi, classificato come "detenuto modello", di non rivedere più il carcere di Bollate, che ha lasciato definitamente ieri mattina, quando il provvedimento dei giudici è stato trasmesso al direttore del penitenziario, Giorgio Leggieri. Stasi, a quel punto, è tornato per due ore in prigione, accompagnato dalla Bocellari, ha raccolto le sue cose in tre valigie, ha salutato il compagno di cella, al quale ha lasciato la tv, e si è congedato da tutti gli operatori carcerari, grazie ai quali ha superato le difficoltà della detenzione. Alle 10,30 ha firmato il documento di scarcerazione ed è uscito.

Ma non dall'ingresso principale, dove lo attendeva la folla di giornalisti pronta a raccogliere le sue prime parole, che non pronuncerà fino alla revisione. Il primo atto di Stasi da uomo libero è stato l'abbraccio con mamma Elisabetta, in un giorno di riposo completo a pranzo con la madre e la Bocellari.

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