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L'ombra di Modena: ecco il profilo dei nuovi jihadisti. Il Viminale vigila e dà mano libera a prefetti e questori

Le analogie tra il lupo solitario brianzolo, l'azione di El Koudri e i casi di Reggio e Firenze. Funziona il decreto sicurezza contro la "radicalizzazione istantanea"

L'ombra di Modena: ecco il profilo dei nuovi jihadisti. Il Viminale vigila e dà mano libera a prefetti e questori
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Un rischio concreto, che in poco più di un mese e mezzo è tornato a scuotere l'Italia: il terrorismo. Un pericolo elevato la cui matrice non è più solo il dilagare del fondamentalismo religioso. Ma c'è un minimo comune denominatore rappresentato dalla violenza in quanto tale, dalla volontà di colpire, di seminare il terrore. E questo rappresenta uno step ulteriore, un salto di livello che rende il monitoraggio ancora più complesso: questo porta a rivedere il concetto di prevenzione, proprio perché c'è un'accelerazione dei tempi di adesione, tanto che si parla di "flash radicalization", per cui il tempo di intervento per gli addetti ai lavori è contenuto in una finestra limitata. Ma in questo senso aiuta molto la fattispecie penale introdotta con il nuovo pacchetto sicurezza che facilita l'intervento da parte delle forze dell'ordine, anticipando la soglia di punibilità con una concreta evoluzione delle norme antiterrorismo. Negli anni passati i terroristi scindevano tra Al Qaeda o Isis, tra Hamas ed Hezbollah, tra islam sciita e sunnita, mentre oggi la radicalizzazione è più semplice anche perché meno selettiva. Complice la possibilità di raggiungere un gran numero di utenti, i social sono divenuti il principale mezzo da cui attinge lo Stato Islamico per precettare chi deve compiere attentati. Il profilo del perfetto terrorista è giovane, preferibilmente minorenne, abile nell'uso delle piattaforme e nella propaganda, disposto al martirio in Occidente.

La prontezza delle nostre forze dell'ordine e dell'intelligence è tale da prevenire simili episodi, ma è altresì vero che controllare un numero in crescita esponenziale, che gli addetti ai lavori definiscono "spaventoso", diventa complicato. E, infatti, l'attenzione è alta, tanto che sono già circa 70 gli arresti effettuati da inizio legislatura. Il livello dell'allerta disposto dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi è stato portata al massimo già a partire dal 7 ottobre. Ma ha fatto di più, perché ha dato mandato a prefetture e questure di aggiornare in continuazione e in autonomia i dispositivi di sicurezza sulla base del cambiamento delle esigenze. E il caso di Ben Haddi Zakaria, il 21enne marocchino catturato dalla Digos di Milano prima che compisse una strage è emblematico: secondo quanto risulta a Il Giornale, infatti, sul suo telefono è stato rinvenuto un video in cui erano contenute le istruzioni per il confezionamento di ordigni artigianali derivanti dal dark web, in particolare dal canale di propaganda dello Stato islamico. Ma c'è di più, perché aveva contatti direttamente utenze estere, presumibilmente appartenenti allo Stato Islamico, ora al vaglio degli inquirenti, per comprendere da chi sia stato reclutato. Diversi gli account social in suo possesso, oltre a quelli incriminati, e numerosi dispositivi elettronici. Un film già visto nei recenti casi: a Reggio Emilia è stato fermato un ragazzo che il 21 maggio aveva deciso di recarsi nel centro della città munito di coltello con l'intento di ferire altre persone, che già all'età di 15 anni mostrava ai suoi compagni di scuola video di decapitazione. Pochi giorni prima a Firenze l'antiterrorismo ha arrestato un minorenne indagato per arruolamento con finalità di terrorismo internazionale: il tunisino si era dichiarato pronto ad agire, ricevendo istruzioni dall'interlocutore sulla tipologia di luogo da scegliere per compiere l'azione e mostrandosi interessato alla ricerca di armi.

Prima ancora la macchina di Salim El Koudri, il 21enne marocchino che con la sua Citroen C3 ha investito 7 persone in pieno centro a Modena, ferendone gravemente alcune, ha mostrato una dinamica che inevitabilmente ricorda quella degli attentati islamici avvenuti negli anni in Europa.

Il problema risiede nella loro volontà indiscriminata di interrompere gli attimi di normalità, di quotidianità, stabilendo un nuovo ordine gerarchico scandito dal terrore e che abbia come giustificativo (a volte solo apparente) di aver agito in nome di Allah.

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