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La madre di Bea piange davanti al gip: "Mai picchiata"

I legali: "Non sapeva di botte e lividi". La verità nei video, il silenzio del compagno

La madre di Bea piange davanti al gip: "Mai picchiata"
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Si commuove quando parla della figlia, morta a febbraio a Bordighera per i maltrattamenti subiti in casa. Emanuela Aiello nega davanti al gip di Imperia durante l'interrogatorio di convalida dell'arresto di avere mai picchiato la sua bambina di due anni o di averlo visto fare dal suo compagno, Emanuel Iannuzzi, che ieri si è avvalso invece della facoltà di non rispondere.

Lui non parla, aspetta di conoscere tutte le carte in mano ai pm che lo hanno arrestato per lo stesso reato contestato alla madre di Beatrice: maltrattamenti aggravati dalla morte della piccola, che potrebbe poi cambiare in omicidio volontario, come chiedono i legali del padre naturale della bimba. Una storia di violenze e vessazioni andate avanti per mesi, anche davanti alle sorelline di 9 e 7 anni, le cui testimonianze sono state determinanti per incastrare la coppia. È Iannuzzi il primo a comparire davanti al gip, ma l'interrogatorio neppure comincia: "Non abbiamo ancora gli atti - spiegano i suoi legali, Cristian Urbini e Maria Gioffrè - di conseguenza la scelta più logica è farlo avvalere. È sconvolto e sotto choc, ma continua a dichiararsi innocente". Innocente si processa anche la 42enne, sentita subito dopo. "Non sono stata io, non ho mai picchiato Beatrice e neppure le sue sorelle, né ho visto picchiarla", dice, in lacrime quando le vengono mostrate le foto della figlia con impressi sulla pelle i lividi delle violenze. L'avvocato Laura Corbetta parla di un interrogatorio molto crudo e diretto, in cui la donna ha risposto a tutte le domande, descrivendo la relazione con Iannuzzi, iniziata lo scorso novembre. Sembrava andare tutto bene, poi spiega che nel tempo si è dovuta ricredere. A metà gennaio aveva capito - dice - che qualcosa non funzionava.

Non nega di fare uso di alcol e ammette di aver cominciato ad usare gli stupefacenti dopo aver conosciuto il compagno. È vero anche, come accertato dagli inquirenti sentendo le sorelline di Bea, che qualche volta nelle settimane prima della tragedia aveva lasciato le figlie sole con Iannuzzi, contro il quale ha di fatto scaricato ogni responsabilità. Non sapeva, però, delle foto che lo incastrano e molte delle cose raccontato dalle bambine. Almeno è quanto detto al gip. Le foto sono quelle ritrovate nel cellulare del compagno, che ritraggono la piccola livida, con segni evidenti delle percosse. E poi c'è il video in cui la bambina viene ripresa mentre piange dopo essere stata costretta a fumare una canna. La donna ha chiesto di poter vedere le due bambine, attualmente ospiti di una struttura protetta, ed è stata autorizzata a partecipare al funerale di Beatrice, quando ci sarà il nulla osta per le esequie.

Una delle accuse da cui deve difendersi è quella di avere coperto Iannuzzi, non rivelando che la sera in cui è morta, Beatrice si trovava con lui. "Non lo ha fatto per proteggerlo", spiega il legale, ma "tutto si è sviluppato in poco tempo, mentre lei era in un mix di paura e incredulità".

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