Minacce di morte ai gilet gialli. E salta l'incontro con il governo

L'ala dura del movimento contro i moderati del dialogo Le Pen e Mélenchon: stop al caro benzina ed elezioni

Minacce di morte ai gilet gialli. E salta l'incontro con il governo

Il presidente francese prova ad uscire dall'angolo tirando per la giacca il premier Edouard Philippe, costretto a ospitare ieri a Matignon il vecchio mondo tanto osteggiato in campagna elettorale, improvvisamente tornato protagonista. I socialisti col segretario Olivier Faure, Marine Le Pen, il leader gollista Laurent Wauquiez, la sinistra estrema e le altre sigle con seggi in Parlamento. Consultazioni politiche dall'esito scontato: nessuna soluzione. Non finché il governo non ufficializzerà la marcia indietro sui rincari.

Salta intanto l'incontro previsto oggi con i portavoce dei gilet gialli, viste le minacce di morte inviate dall'ala più radicale del movimento per aver accettato trattative. Il premier fa sapere che lo Stato di emergenza non è più all'ordine del giorno, ma l'andirivieni dei leader dei partiti sconfitti alle ultime elezioni è sintomatico di una fase che potrebbe portare la maggioranza presidenziale a estreme conseguenze. Prova ne è la riunione convocata d'urgenza ieri sera all'Eliseo da Emmanuel Macron, che ha pure rinviato la sua missione in Serbia.

È evidente che la carbon tax sia ormai un pretesto per contestare Macron. Per il Ps, un'eventuale «moratoria» servirebbe solo a «rendere credibile la discussione», che proseguirà domani in Assemblea nazionale in un dibattito pronto a infiammare i banchi delle opposizioni. Le Pen chiede un passo indietro sugli aumenti e lo scioglimento dell'Assemblea nazionale, paventando il rischio di «conseguenze drammatiche» se Macron non ascolterà il suo appello; stessa musica dalla sinistra estrema di Jean-Luc Mélenchon, si vada al voto. Più cauti, i gollisti vorrebbero un referendum sui provvedimenti, mentre i Verdi sono i soli a sostenere la transizione ecologica a spese dei cittadini della periferia.

La crisi sociale sembra saldamente ancorata al silenzio del presidente. I gilet gialli tengono alta la tensione. Ieri hanno chiuso alcuni rubinetti della Total, costringendo l'azienda a bloccare 11 depositi. Conseguenza: 75 stazioni di servizio dispensavano benzina col contagocce. Si conta anche una quarta vittima delle proteste: una 80enne colpita alla finestra da un lacrimogeno nei dintorni di Marsiglia.

Scatenata la sindaca di Parigi: «Sono qui per garantire protezione ai parigini e cercare soluzioni più efficienti». Ricevuta pure lei dal premier, ieri ha portato con sé le cifre della devastazione (3-4 milioni di danni) e chiesto chiarimenti in vista della manifestazione di sabato; non autorizzata ma pronta a riempire ancora le strade di possibili casseur.

La pressione è contro le politiche fiscali, ma la rabbia si dirige sempre più verso un indirizzo: l'Eliseo, la sua persona. Quel modo di ripudiare il Dna civico del movimento con cui Macron è arrivato al potere. Perfino la falange governativa pare senza più certezze. Bruno Le Maire, gollista convertito alla Macronia, ha detto che bisogna accelerare la diminuzione delle tasse e i tagli alla spesa, preoccupato per le mancate consegne di merci e le code registrate dai blocchi dei gilet al confine con la Spagna. Inesorabili i sondaggi vedono i francesi sostenere la protesta malgrado le violenze: 7 su 10 (il 72%) ieri erano ancora pro gilet.

Intanto nella banlieue parigina di Aubervilliers centinaia di studenti incendiavano cassonetti come teppisti arrivando allo scontro con la polizia. Un centinaio i licei francesi che hanno rigenerato la protesta sulla riforma del baccalaureato solidarizzando coi gilet. Si muovono anche i sindacati guidati dalla Cgt: vogliono recuperare un ruolo scendendo in piazza il 14.

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