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Noi dalla parte di Mario Roggero: è un segnale che sale dal Paese

È ora di dire basta all'inversione di ruoli tra i delinquenti e le vittime

Noi dalla parte di Mario Roggero: è un segnale che sale dal Paese
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Se ne sono resi conto i soloni della sinistra? Il vento caldo dell'estate si è per caso permesso di portare in cima alle loro torri d'avorio la voce degli italiani? E - scusate la precisazione medico-anatomica - questa volta a parlare non è la pancia, l'intestino, il fegato o le parti più basse della nazione. Non si affannino i gastroenterologi del politicamente corretto: parla il corpo tutto del Paese.

Se anche i cosiddetti vip se ne sono accorti - che non sono certo le mosche cocchiere dell'umore popolare, ma semmai gli ultimi che di norma pietiscono uno strapuntino sul carro - vuol dire che il vento è cambiato. Solo nei salottini progressisti fingono che non sia successo nulla. Gli italiani stanno con il gioielliere piemontese Mario Roggero e noi stiamo con loro. E con lui.

Non ci infiliamo in pelose e bizantine disquisizioni sul diritto, ma quattordici anni e nove mesi sono una condanna sproporzionata. Mostruosa. Anche di fronte a una reazione emotiva e precipitosa. Ed è l'esagerazione della pena che rende Roggero il simbolo di un'Italia offesa, violata, dimenticata e in taluni casi persino sbeffeggiata da un mondo radical e snob che non ha perso i contatti con la realtà, semplicemente perché non li ha mai avuti.

Il caso Roggero è l'eruzione cutanea di un malessere che da anni si muove sotto la pelle del Paese e che in pochi hanno voluto auscultare. Anni in cui i delinquenti sono stati vezzeggiati, giustificati e difesi, perché in Italia la proprietà non è mai del tutto privata (cercasi vaccino per virus marxista resiliente a ogni cura) e chi ruba alla fine, se lo fa, è perché è costretto dagli eventi. Dal sistema. Magari dal capitalismo. E quindi un furto non è proprio un furto, ma una redistribuzione. Chi delinque, dunque, è un poveraccio e chi si difende dal delinquente diventa un criminale. In un'inversione totale della realtà. Il ribaltamento dei ruoli.

Non si chiedano poi, lorsignori, perché nel vuoto della giustizia qualcuno cerca di sistemare le cose da solo. E se la difesa è assolutamente legittima è anche sempre una scelta disperata. La scelta di chi è disperato perché si sente abbandonato dalle istituzioni e vede attorno a lui una minoranza chiassosa che solidarizza con chi delinque. E che punisce lui. L'abnorme condanna a Roggero, per paradosso, ha universalizzato quello che era un caso privato, trasformandolo nel paradigma di una giustizia ingiusta.

La sinistra che dice di difendere i diritti di chiunque, mostrifica il gioielliere di Grinzane Cavour e si dimentica ancora una volta degli italiani che lavorano, producono, pagano le tasse e, sì, quando è

necessario, difendono la loro vita, i loro familiari, la loro casa e il frutto dei loro sacrifici. Noi stiamo e staremo sempre con questi ultimi, che sono ultimi in tutti i sensi. Difendiamo chi è costretto a difendersi.

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