Un Paperone scozzese dentro. Ecco chi è il vero Donald

Il presidente descritto da Guzzanti: autore di best-seller e mediatore allergico ai dettagli. Il denaro? Un gioco

Un Paperone scozzese dentro. Ecco chi è il vero Donald

Donald Trump non è di destra geneticamente, non lo è per la sua storia e non lo è per la storia degli Stati Uniti. Si potrebbero fare molte e inutili discussioni per decidere chi, fra tutti i candidati repubblicani, fosse veramente di destra e suppongo che la palma dovesse andare al senatore texano Ted Cruz, un reborn christian, cioè un integralista cristiano che pubblicava su YouTube la sua formula per ottenere la pancetta più appetitosa e croccante: arrotolarla sulla canna della propria mitragliatrice in giardino e aprire il fuoco per trenta secondi. Certamente di destra è la scelta di Trump di reintrodurre la tortura per ottenere informazioni da sospetti terroristi. Si tratta del water boarding, la tortura che simula l'annegamento e che porta a livelli di sofferenza e disperazione mai sperimentati e che allo stesso tempo è piuttosto safe, nel senso che non ha provocato molte morti. Ma il concetto di tortura, che era stato reintrodotto da George W.Bush sull'ondata emotiva di reazione all'11 settembre, era stato poi drasticamente condannato e abbandonato con la diffusione delle foto sulle torture di Abu Ghraib: «Stanno tagliando le nostre teste, ci vogliono uccidere, vogliono uccidere il nostro Paese, vogliono distruggere le nostre città... Non ditemi che non funziona. La tortura, amici, funziona. Credetemi, funziona...».

I SOLDI MEGLIO DEI DETTAGLI

La prima delle molte qualità attribuitegli è l'arte della negoziazione. Perché litigare? Perché fare guerre quando ci sono qui io? Il conflitto fra palestinesi e israeliani? Li conosco bene entrambi: ci chiudiamo dentro una stanza e non si esce finché il problema non è risolto. Il pittoresco e crudele dittatore comunista della Corea del Nord Kim Jong-un vuole bombardare Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti col suo piccolo arsenale nucleare? Ma io lo invito subito alla Casa Bianca, porte aperte, sediamoci e vedrete che alla fine troveremo il punto d'incontro. Io soltanto, afferma Trump, posso trovare i giusti equilibri là dove tutti hanno fallito.

Questa vocazione alla mediazione ha però un limite: l'idiosincrasia per i dettagli. Questo è quel che conferma anche il suo legale nel campo affaristico delle costruzioni, George H.Ross, che spiega: «Trump perde la pazienza, ritiene di aver dato tutto il suo meglio risolvendo a grandi linee il problema. Dopo di che tocca agli altri curare i dettagli». Donald lo guarda nel corso di un'intervista e gli sorride dicendo: «Sì, specialmente a te, George. A te toccano i dettagli».

Scrive libri a ripetizione. Tutti best-seller. Come arricchirsi, come diventare pazzescamente ricchi. Ha anche scritto Art of the Deal nel 1987: l'arte dell'accordo. Tutti con grande successo, mentre i suoi competitori e denigratori non ci sono mai riusciti. Non hanno nemmeno potuto superare in numero di copie il suo Think Big and Kick Ass in Business and in Life, «Pensa in grande e vai avanti negli affari e nella vita a calci nel culo». Di sé dice, ringraziando madre natura, di avere a «very good brain», un gran bel cervello.

È scontroso. Uno che lo conosce bene e che non lo ama affatto, John R. O'Donnell, ha scritto un pamphlet contro di lui: «Trumped! La storia segreta del vero Donald Trump». Come dire: la vera storia dello «strombazzato» (trump in inglese vuol dire tromba) Donald Trump. A quell'epoca, il 1991, O'Donnell usciva dall'esperienza di capo responsabile della costruzione del Trump Plaza & Casino Hotel nella città di Atlantic City alla fine degli anni Ottanta. O'Donnell non ne poteva più del suo boss e descrisse Trump come un gretto avaraccio che non dava la mancia ai camerieri per principio e che era ossessionato dall'idea che i tubi dell'acqua calda potessero spargere l'Aids.

Trump è scozzese, almeno da parte materna, e negli anni Novanta a New York nell'androne della sua dorata Trump Tower si poteva vedere, montata su un cubo, la gigantesca statua a colori di quel personaggio di Walt Disney che in Italia si chiama Zio Paperone. Walt Disney e il suo più geniale sviluppatore, Carl Barks, crearono Uncle Scrooge (zio Paperone) come un ricchissimo immigrato scozzese arrivato con un solo dollaro in tasca e diventato ricco abbastanza da tuffarsi ogni mattina in una vasca piena di monete d'oro. Il suo nome deriva da un personaggio tanto celebre quanto malvagio: Ebenezer Scrooge del racconto Canto di Natale di Dickens: un mostro di avarizia dai connotati infernali. Fred Trump, padre di Donald, era magro, volto sorridente, viso affilato e baffi. Una straordinaria somiglianza con Walt Disney.

Robert Kiyosaki, che lo seguì nella sua filosofia di capitalista imprudente, scrisse su Trump un famoso libro: Rich Dad, Poor Dad, che diventò una serie fortunata. È un libro illuminante perché è fondato sul concetto (molto calvinista) che arricchirsi fa bene alla salute, anzi mette di buon umore, fa proprio divertire. Non si capisce perché non cerchino tutti di diventare ricchi. L'ultimo libro su questa filosofia di Trump, nel 2006, fu Why We Want You to be Rich, «Perché vogliamo che tu diventi ricco». Quando Trump lo lesse, commentò: «Il fatto è che noi cerchiamo di fare soldi come se fosse un gioco. Ci divertiamo, ci piace vincere e anche se qualche volta perdiamo, per lo più vinciamo. Non capisco perché la gente non guardi il denaro come un gioco, è una vera tragedia finanziaria». Che cosa è una vera tragedia finanziaria, chiese Kiyosaki che aveva perso il filo? «La tragedia non è che perdano soldi, ma che perdano il divertimento. La vita deve essere divertente e invece milioni di persone vivono nella paura di divertirsi».

IL FIGLIO DI IMMIGRATI CHE COMBATTE L'IMMIGRAZIONE

La famiglia paterna d'origine era tedesca e cominciò a fare affari già ai tempi della corsa dell'oro e anglicizzò il nome tedesco Drumpf in Trump.

La madre di Donald, Mary Ann McLeod, era invece scozzese e conobbe il padre di Donald durante un viaggio di piacere a New York. Non una sola goccia di sangue anglosassone scorre nelle vene del «presunto» (finora) candidato repubblicano alla Casa Bianca per le elezioni del 2016. Ma «The Donald» ha sempre preferito sottolineare le sue origini scozzesi piuttosto che quelle tedesche. In Scozia ha possedimenti e imprese ricchissime nel business del golf che lo tengono legato all'Europa, anche se non ha mai dato segni di simpatia politica per l'Unione Europea. A giugno, mentre erano in corso le votazioni per il referendum nel Regno Unito concluse con la vittoria della Brexit, Donald Trump si è materializzato sui suoi campi da golf scozzesi con la sua aria spavalda e provocatoria per cui è sia odiato che amato. Non era mai successo che un candidato alla Casa Bianca interrompesse la sua campagna elettorale per andare a curare i suoi affari personali all'estero. A dire il vero quasi tutto ciò che fa e dice «The Donald» è una guasconata che rompe le regole, le buone maniere, le convenzioni. In Scozia non lo amano particolarmente e la sua visita ha provocato fin dall'inizio mugugni e manifestazioni di strada. Un'intera via è stata perfino tappezzata di bandiere messicane. (2 - continua)

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