Dopo anni di bonus, incentivi e misure frammentate, il governo accelera sul Piano Casa e pone la questione di fiducia alla Camera sul provvedimento considerato uno dei principali interventi dell'esecutivo sul fronte dell'emergenza abitativa. La votazione sul decreto legge 66/2026 (nel testo identico a quello licenziato dalla commissione Ambiente e Lavori pubblici) si terrà lunedì 22 giugno, dalle 14, con le relative dichiarazioni previste dalle 12.20. L'Assemblea procederà quindi alle fasi successive dell'esame del provvedimento, fino al voto finale in prima lettura. Sono previste sedute su questo tema anche nella giornata di martedì e, eventualmente, in quella di venerdì 26. La tabella di marca è serrata: il testo va infatti convertito in legge entro il 6 luglio.
Si tratta del primo grande piano di questo tipo dal 1963, che conta su circa 10 miliardi di investimenti pubblici nei prossimi dieci anni, e si basa su tre principali pilastri: il recupero dell'edilizia residenziale pubblica esistente; lo sviluppo dell'housing sociale; l'attivazione dei capitali privati con l'edilizia integrata. Come ha spiegato il senatore e responsabile del Dipartimento casa di Forza Italia, Roberto Rosso, l'obiettivo è "dare la possibilità ai privati di intervenire nell'edilizia pubblica, consentendo loro di vendere o affittare il 30% degli alloggi realizzati a prezzo di mercato e il restante 70% a prezzo calmierato". Per la prima volta, tra l'altro, questo tipo di edilizia sarà mirato alle fasce grigie, ossia alle famiglie che non hanno i requisiti per accedere alle case popolari, ma non riescono neppure ad acquistare ai prezzi di mercato. Per garantire una gestione efficiente degli interventi, il Piano prevede anche la nomina di un commissario straordinario incaricato di coordinare, monitorare l'attuazione delle opere previste, superare eventuali ostacoli burocratici, accelerare le procedure e assicurare che le risorse stanziate vengano utilizzate in modo efficace.
Tra le altre novità del piano c'è il rifinanziamento con 8,5 milioni nel 2026 il fondo per gli affitti degli studenti fuori sede mentre sul fronte del terzo pilastro, dedicato agli interventi privati e all'edilizia convenzionata, viene cancellato il passaggio che vincolava l'accesso alle procedure speciali del provvedimento alla presenza di fondi esteri. Resta, però, la soglia di un miliardo di euro. Non solo. L'accesso agli immobili a canone calmierato viene allargato anche ai dipendenti pubblici: insegnanti, membri delle forze dell'ordine, personale sanitario. Inoltre, vengono rafforzati i poteri dei Comuni: anche i sindaci potranno essere assegnatari dei fondi dedicati all'edilizia residenziale pubblica, oltre alle aziende casa. È stato invece rinviato il meccanismo che avrebbe dovuto convogliare circa un miliardo di euro di risorse Pnrr nel Fondo nazionale per l'abitare gestito da Cdp Real Asset. Il provvedimento sarà comunque riproposto a breve in un altro decreto.
Sullo sfondo ci sono i dati della ricerca presentata dall'Istituto Bruno Leoni all'assemblea di Assoimmobiliare: in Italia l'edilizia residenziale pesa circa l'8% degli investimenti
immobiliari, contro una media europea intorno al 25 per cento. Gli alloggi in affitto rappresentano circa il 13% dello stock abitativo, e l'offerta a canone calmierato il 2,4%, contro una media europea intorno all'8 per cento.