Prescrizione, il Pd fa appelli ma nulla cambia

Zingaretti: «Troviamo sintesi». I 5s resistono. Nuova bordata di Renzi: «Incostituzionale»

Mediazione senza azione. La prescrizione continua a spaccare il governo, e i buoni propositi restano parole. La «riforma della riforma» sull'estinzione dei processi voluta dal Guardasigilli Bonafede resta lontana dalla discussione alla Camera (sbarcherà in commissione Giustizia la prossima settimana), e le sole discussioni sono quelle delle componenti della maggioranza che non trovano una quadra.

Ieri a tenere alto il tono della polemica ha provveduto ancora Matteo Renzi. Per il leader di Iv «la riforma Bonafede/Salvini viola i principi costituzionali e fa del male all'amministrazione della Giustizia». E al Guardasigilli pentastellato che dice di non voler «accettare ricatti» e promette di voler andare avanti, Renzi dice: «Abbiamo detto al ministro Bonafede che sulla prescrizione non si può andare contro tutti. Noi siamo dalla parte del garantismo, non del giustizialismo. E con noi c'è la totalità degli avvocati, la stragrande maggioranza dei magistrati e dei commentatori, il parere unanime degli esperti». Insomma, a favore è rimasto solo Bonafede, dunque «chi è che ricatta?», domanda l'ex premier. E in caso di braccio di ferro, «se Bonafede vuole forzare aggiunge - sappia che almeno al Senato non ha i numeri in Parlamento». Ma l'ex segretario del Pd ne ha anche per il suo successore, Nicola Zingaretti, che pur approvando «il confronto», auspica che «prevalga la voglia di sintesi». Una posizione troppo morbida per Renzi, che dice di attendersi «che anche il Pd torni su questo tema a pensarla come qualche anno fa e difenda la legge voluta dall'allora ministro Orlando». Zingaretti, a suo modo, un timido pressing per ammorbidire Bonafede lo fa. Spiegando che se la fantomatica soluzione di compromesso non si dovesse trovare «andremo avanti con la nostra legge». Ben più duro, nel Pd, il deputato Stefano Ceccanti, che bolla come «del tutto insostenibile» la posizione di Bonafede, rimarcando la contrarietà alla riforma emersa dai commenti all'apertura dell'anno giudiziario.

Caustica l'opposizione. Il leader leghista Matteo Salvini ricorda che l'accordo con M5s per la riforma della prescrizione «prevedeva una riforma del processo penale che si è persa nei meandri di palazzo Chigi». Mentre allarga le braccia di fronte alle chiacchiere nel governo Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia, bocciando senza appello quella che definisce «riforma giacobina, incostituzionale, inemendabile e destinata anche a ingolfare i lavori della Cassazione».

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