Un aborto spontaneo «legato allo choc provocato dall’aggressione». É quanto emerso dall’udienza al tribunale di Parigi sulla rapina nella casa di Gianluigi Donnarumma e dell’allora fidanzata Alessia Elefante nella notte del 21 luglio 2023. L’accusa ha messo in primo piano un fatto rimasto finora oscuro e che rappresenta per la coppia una ferita ben più grave del danno economico. A pochi giorni dalla rapina, la 29enne ebbe infatti un aborto spontaneo. Un trauma che l’accusa ha collegato proprio a quello choc subìto. «Ho detto loro che ero incinta - aveva raccontato la donna agli inquirenti - ma hanno continuato lo stesso, tirandomi per i capelli e colpendomi più volte, mentre insistevano con il chiedere soldi e orologi. Ho detto loro che non conoscevo il codice della cassaforte, ma si sono arrabbiati ancora di più, sicuri che stessi mentendo». I due fidanzati stavano dormendo, quando la banda formata da quattro rapinatori fece irruzione attraverso una finestra nell’appartamento dell’esclusiva Avenue Montaigne, dopo aver raggiunto il tetto con una scala.
«I soldi, gli orologi», urlavano. Il portiere della Nazionale venne colpito da un tirapugni al volto e minacciato con un coltello prima di essere legato, la ragazza costretta a portare i criminali davanti alla cassaforte, senza che questi le risparmiassero violenza. Poi i due - oggi sposati con un figlio - furono legati con il cavo di un caricatore del cellulare, prima che i rapinatori picchiassero il portiere del palazzo che li aveva fotografati e si dessero alla fuga con circa un milione di euro tra contanti, gioielli, orologi e borse di lusso. Minuti terribili che hanno lasciato nella coppia gravi conseguenze emotive, riemerse durante l’udienza.
Il primo capitolo giudiziario della vicenda è arrivato con la sentenza di condanna a nove anni per Ilyas Kherbouch, alias «Ganito», indicato come il principale organizzatore rapina. Per lui il pubblico ministero aveva chiesto dieci anni, sostenendo che il colpo fosse stato organizzato anche mentre si trovava in carcere. Una ricostruzione che Kherbouch, che dovrà restare in custodia cautelare, ha sempre respinto. Khyan Mamouni, 22 anni, per il quale erano stati chiesti nove anni, è invece stato assolto.
Cinque anni, di cui due con la sospensione condizionale e l’obbligo di firma, sono stati invece inflitti a Moktar Diop, considerato il palo del gruppo. Ha ammesso in aula di aver preso parte alla vicenda, ma ha negato di aver esercitato violenza sulle vittime. Restano invece ancora senza nome diversi componenti del commando, composto in tutto da sette persone. Gli altri complici che hanno preso parte al colpo secondo gli inquirenti sarebbero stati seviziati e obbligati a partecipare. Uno di questi si è ucciso in carcere, nella paura di subire ritorsioni. Il procedimento giudiziario ai responsabili proseguirà nei prossimi giorni, quando saranno ascoltati ulteriori testimoni e analizzate nuove prove.
Per la procura, quello di Donnarumma non era un episodio isolato: nel quadrante ovest di Parigi erano state messe a segno sette rapine in villa ai danni di persone celebri. In almeno due casi gli investigatori avevano collegato Kherbouch.
