La volontà della maggioranza è quella di non far passare sotto silenzio il risultato ottenuto due giorni fa a Bruxelles, che il governo Meloni considera una vittoria "sua". Perché l'accordo sul regolamento dei rimpatri dei migranti va verso la strada indicata dalla premier e dalla politica migratoria italiana. Pertanto, è la linea, va considerato un punto segnato da Roma. All'Italia e ai centri in Albania avevano già guardato con interesse nel tempo diversi Paesi membri. Ora l'Ue offrirà una cornice normativa alla soluzione per cui si è battuta la premier ingaggiando il braccio di ferro con la magistratura. Il pacchetto di norme - che dovrà ora passare al voto della plenaria - oltre a una stretta per chi non ha diritto di soggiorno, prevede anche la possibilità di istituire degli hub di rimpatrio nei Paesi terzi. Ieri, nel giorno della festa della Repubblica, le prime file dell'esecutivo hanno rivendicato il traguardo europeo. A partire dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi: "L'accordo sul regolamento rimpatri raggiunto a Bruxelles chiude un percorso negoziale lungo e complesso. L'Italia ha sostenuto questo provvedimento, consapevole che una politica migratoria europea equilibrata non può prescindere da norme chiare ed efficaci sui rimpatri Le nuove disposizioni introducono obblighi concreti, rafforzano la cooperazione tra gli Stati membri e prevedono strumenti operativi nei Paesi terzi. È un passo avanti significativo verso una gestione del fenomeno migratorio che sia sostenibile per tutti". Il provvedimento è un tassello chiave del nuovo Patto Migrazione e Asilo e della politica migratoria Ue. Oltre a obblighi più stringenti per i migranti senza diritto di soggiorno, il rafforzamento della cooperazione tra Stati, prevede anche la possibilità di istituire centri di rimpatrio in Paesi terzi per i destinatari di ordini di espulsione. E poi procedure più severe per le persone considerate una minaccia per la sicurezza pubblica: "È un passo importante verso una gestione della migrazione più ordinata, efficace e credibile", commenta il vicepresidente della Commissione Ue Raffaele Fitto. "Una svolta nella direzione tracciata dal governo Meloni", aggiunge il capogruppo di Fdi, Galeazzo Bignami. Ieri però la stessa Commissione ha emesso un parere che raccomanda all'Italia e ad altri otto Paesi - Austria, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia e Svezia - di eliminare gradualmente i controlli introdotti alle frontiere interne dello spazio Schengen. Pur riconoscendo che i sono serviti per rispondere "a reali esigenze di sicurezza e gestione dei flussi", Palazzo Berlaymont sottolinea che si protraggono da oltre 12 mesi e dunque non hanno più il carattere della eccezionalità.
La Commissione spiega "l'imminente entrata in vigore del Patto rafforzerà la gestione delle frontiere esterne dell'Ue e fornirà agli Stati strumenti più efficaci per affrontare i movimenti irregolari". Gelida la replica della Lega di Matteo Salvini (foto) : "Decidiamo noi come, quando, per quanto e chi controllare ai nostri confini per proteggere gli Italiani, non Bruxelles".