Si decide oggi il destino di Mario Roggero. Una tragedia greca, che mostra il contrasto tra leggi scritte e naturali. Tra giustizia formale e sostanziale. Perché Roggero viola, sì, la legge e compie una vendetta comprensibile (per esasperazione dovuta alla violenza più volte subita) ma non giustificabile. Però perché vede minacciata la vita onesta che conduce, lui e la sua famiglia, e invece chi attenta alla sua lecita serenità offre il nesso di causalità a una tragedia che non sarebbe mai accaduta se i ladri non avessero infranto la legge facendo una rapina (l'ennesima, peraltro). Avesse Roggero sparato nel negozio, nulla quaestio. Ma ha inseguito i ladri e si è vendicato. Le leggi sono un abito che deve vestire le dinamiche della società. E siccome le forze dell'ordine non possono essere sempre ovunque per intervenire, e quando lo fanno sono processate dal tribunale anti-sbirro di sinistra, a un cittadino onesto che deve difendersi va adeguato il vestito. La legge va cambiata. Come? Portando il pericolo sofferto dall'oggettivo (che non si può avere la freddezza di delineare in quei momenti) al percepito: conta come io, aggredito ingiustamente, percepisco il pericolo. Ed eliminando la proporzionalità della reazione: entri con un coltello? Ti posso sparare eccome. Poi stop ai risarcimenti: chi delinque sappia che ha un costo che include un rischio, accettato. Altrimenti avremo sempre cittadini per bene, aggrediti ingiustamente, a violare la legge formale e venire condannati, con offesa del senso naturale di giustizia che vive in ognuno di noi. Così allontanandoci dalla legalità, cioè il rispetto delle regole da cui non ci sentiamo protetti anche se nel giusto. Credo Roggero verrà condannato, ma sconterà un terzo della pena, e non in carcere. Salvato dal paradosso dell'Italia di oggi, e di ieri: non saper prendere decisioni.
Ieri, il patto tacito tra esattori ed evasori: ti chiedo troppo, e tollero che tu evada per sopravvivere. Oggi, quello ipocrita: ti condanno a 14 anni, tanto te ne fai cinque ai domiciliari. L'illusione di salvare capra e cavoli, e la realtà di scontentare tutti.
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