Stipendi da un miliardo divorano oltre la metà dei soldi del canone Rai

Senza utenti l'azienda fallirebbe: 65,5 euro sui 100 della tassa usati per le retribuzioni

Stipendi da un miliardo divorano oltre la metà dei soldi del canone Rai

Per ogni euro guadagnato dal direttore generale della Rai, Antonio Campo dall'Orto, oltre sessanta centesimi provengono dagli abbonati. Insomma, sui circa 650mila euro annui di stipendio del top manager, quasi 390mila euro sono pagati attraverso il canone.

È quello che si evince analizzando il bilancio 2015 della tv di Stato. I costi del personale, infatti, si sono attestati a 888,3 milioni di euro, mentre per le prestazioni di lavoro autonomo (i contratti delle star e degli autori, ad esempio) sono stati spesi 128,8 milioni. Sommando le due voci si giunge a 1,017 miliardi di euro che rappresentano il 62,1% di quanto incassato da viale Mazzini attraverso il canone, ossia 1,637 miliardi di euro. Se, invece, si guarda ai 2,335 miliardi di ricavi totali che comprendono 535 milioni di pubblicità e 112 milioni di altri introiti (come i diritti), l'incidenza scende al 43,5% che è pur sempre una cifra ragguardevole. Insomma, ciascuno dei 15,5 milioni di utenti paganti contribuisce mediamente per 65,5 euro agli stipendi.

Una valutazione da tener ben presente nel momento in cui il canone è stato inserito nelle bollette elettriche per contenere il dilagante fenomeno dell'evasione. Una strategia che, secondo le previsioni dell'Agenzia delle Entrate, dovrebbe far aumentare il gettito di 500 milioni di euro, ancorché l'importo individuale sia stato ridotto a 100 euro.

Ora ci si potrebbe chiedere quale sia il nesso tra l'«Operazione trasparenza» varata da Campo dall'Orto e il bilancio aziendale di cui le retribuzioni di dirigenti e giornalisti rappresentano solo una parte. La risposta si può riassumere in una sola parola: «performance». Se si saprà con certezza che le direttrici di Rai2, Ilaria Dallatana, e Rai3, Daria Bignardi, guadagnano circa 300mila euro lordi all'anno, si potrà valutarle rispetto all'audience e allo share raggiunto. Lo stesso dicasi per i direttori del Tg1 Mario Orfeo (310mila), del Tg2 Marcello Masi (270mila) e del Tg3 Bianca Berlinguer (270mila anch'ella). E dalla qualità del servizio news farsi un'idea circa la necessità di retribuire con 300mila euro il coordinatore dell'offerta Carlo Verdelli. Lo stesso si potrà dire delle risorse umane che percepiscono stipendi senza avere un ruolo specifico.

Il bilancio della Rai, però, racconta anche altre storie. Innanzitutto, quella di un'azienda con molto personale. La sola capogruppo contava al 31 dicembre 11.825 dipendenti (di cui 771 a tempo determinato). Di questi 257 erano dirigenti, 1.099 funzionari e quadri, 1.842 giornalisti e 7.396 tra impiegati e tecnici. Il costo medio annuo di ciascuna risorsa interna (sui prestatori di lavoro autonomo non vi sono dettagli, ndr) è di 75.120,50 euro che non sono pochi.

In secondo luogo, ci si potrà interrogare sulla sostenibilità economico-finanziaria della stessa Rai. In tempi di spending review (anche nelle singole famiglie italiane) si può accettare un'azienda pubblica che nel 2015 ha perso 46 milioni di euro? Infine, una nota a margine.

Nel 2015 l'emissione del bond da 350 milioni di euro quotato a Dublino non solo ha consentito di «scavalcare» il tetto di 240mila euro fissati per i dirigenti delle partecipate pubbliche, ma ha di fatto azzerato l'indebitamento bancario di Viale Mazzini. L'unico creditore finanziario di Rai spa è la Bei con un prestito da 50 milioni per gli investimenti nel digitale terrestre.

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