Tecnologia, terre rare, microchip, intelligenza artificiale, imprese, università, l'influenza della Cina in Occidente è molto più profonda e pervasiva di quanto si possa immaginare. Se l'intromissione cinese nei processi democratici denunciata da Donald Trump è particolarmente grave, non è l'unico ambito in cui Pechino ha compiuto la propria penetrazione negli Stati Uniti e in Europa.
Tutto inizia l'11 dicembre 2001 quando, su impulso americano, si acconsente alla Cina di entrare nel WTO, l'Organizzazione mondiale del commercio, senza chiedere in cambio reali contropartite a cominciare dal rispetto di standard democratici. Così, nel giro di vent'anni, la Cina non solo è diventata la seconda economia al mondo ma ha messo in piedi un sistema in grado di acquisire un peso crescente all'interno dei paesi occidentali. Lo ha fatto con una strategia più silenziosa e meno appariscente di altre potenze e, proprio per questo, molto più efficace (e pericolosa) utilizzando l'economia come strumento di potere con acquisizioni partite da ambiti come la moda, il cibo, l'arredamento, per poi arrivare ai settori strategici a cominciare dalle infrastrutture.
Si inserisce in questo disegno la "Via della Seta", un progetto teoricamente economico ma in pratica geopolitico con l'acquisizione di porti, reti autostradali e ferroviarie e compagnie di trasporti in Europa e nel Caucaso con l'obiettivo di allargare la propria influenza. Con la transizione ecologica e il Green Deal europeo il dragone ha messo le mani su un altro settore strategico: l'energia. Pechino detiene infatti il monopolio delle terre rare, gli elementi imprescindibili per la produzione di pannelli solari e pale eoliche. C'è poi il campo del sapere e della cultura con gli Istituti Confucio, enti dedicati alla diffusione della lingua e cultura cinese promossi dal Ministero dell'Istruzione cinese, che fungono da avamposto per il governo di Pechino.
Ma il campo in cui la Cina sta investendo di più è senza dubbio quello della tecnologia a cominciare dall'Intelligenza Artificiale che ha raggiunto progressi analoghi a quelli delle aziende americane passando per i microchip e i semiconduttori. Non è un caso che le accuse di Trump arrivino proprio in merito a una violazione dei sistemi informatici poiché le operazioni cyber sono diventate un fiore all'occhiello del regime cinese.
In un editoriale pubblicato ieri sulla rivista The Spectator intitolato "Il vero complotto elettorale cinese" Ian Williams scrive che "l'obiettivo delle operazioni di disinformazione cinesi smascherate non era tanto quello di promuovere Biden o Trump, quanto piuttosto di minare la credibilità della democrazia americana e alimentare le divisioni nella società statunitense" aggiungendo, in merito ai dati rubati agli elettori americani, "con il miglioramento dell'IA, aumenta anche il valore di questi set di dati, sia per la sorveglianza mirata, lo spionaggio, la
disinformazione o, peggio ancora, per scopi ben più gravi".Il punto è proprio questo: il tentativo di mandare in crisi i sistemi democratici occidentali attraverso influenze esterne e una penetrazione ormai capillare nei nostri paesi.
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