Tradito da Amazon l'attentatore di Lione: "Ha comprato il materiale per l'esplosivo"

Ha 24 anni, origini algerine. Sarebbe lui ad aver ferito 13 persone venerdì

Tradito da Amazon. Tre giorni dopo la bomba nel centro di Lione, l'antiterrorismo ha bloccato il 24enne di origine algerina accusato di essere responsabile del tentato omicidio di passanti inermi. L'hanno arrestato ieri mattina a una fermata dell'autobus, anche se l'avevano già identificato domenica. Gli agenti hanno aspettato che uscisse di casa, dove si era rintanato, per non lasciargli la possibilità di azionare inneschi o compiere azioni kamikaze nel blitz. Qualche ora più tardi, anche il fratello 18enne e i suoi genitori sono stati presi in custodia e interrogati, mentre la sorella soltanto ascoltata. Ma chi è il presunto attentatore in bicicletta che venerdì ha ferito lievemente 13 persone in un tranquillo pomeriggio lionese? E soprattutto qual è la matrice del gesto?

Sconosciuto alla polizia, si tratta di uno studente di informatica iscritto a una scuola di Lione nel 2016, eppure nessuno sembra averlo mai visto a lezione. Vita in banlieue, a carico dei genitori, abita in uno degli 11 palazzoni popolari di un sobborgo di Lione. In un'area residenziale che ha pure un nome: «Les Ifs», ad appena 7 chilometri dalla boulangerie dove venerdì ha depositato il pacco bomba.

Mezz'ora di pedalata gli era stata sufficiente per far perdere le sue tracce. Ma non si era nascosto: solo chiuso in casa finché non si è salito su un bus con felpa e cappuccio. Gli agenti hanno aspettato che uscisse, temendo che potesse far saltare tutto in aria con un gesto kamikaze, visto che gli viene contestata l'aggravante «terrorista» oltre alla «volontà di uccidere».

La scientifica s'era basata sul Dna trovato sui resti del pacco esploso venerdì. La svolta nelle ultime ore, con gli investigatori concentrati sul profilo Amazon del sospettato, Mohammed Hichem M., che negli ultimi mesi ha effettuato acquisti sospetti, compresi materiali per produrre dispositivi esplosivi, «batterie, perossido di idrogeno, acetone e vari circuiti elettrici».

Figlio di immigrati algerini, è stato «poco collaborativo». Al punto che la polizia ha dovuto immobilizzarlo prima di andare in banlieue per arrestare la famiglia. Gli agenti hanno «sminato» l'intero perimetro. Dalla perquisizione sono emersi litri di materiale esplosivo, ma niente bandiere nere di Daech, né riferimenti espliciti. «Fa paura sapere che un uomo capace di far esplodere una città viveva qui», dice una ragazza ai microfoni di Progres. «Qui non era mai successo niente di simile, è impressionante», ammette una signora del comprensorio.

Una dozzina di camionette hanno bloccato l'accesso all'enclave dove risiedeva, a Oullins. Tutt'altro che un sobborgo violento o rissoso. Tutto sembra però ricondurre ai metodi usati dall'Isis, compreso l'esplosivo Tatp, lo stesso usato negli attacchi del 13 novembre 2015 a Parigi, trovato nei resti del pacco e a casa. Lo Stato islamico non ha rivendicato l'azione. Forse perché non ha causato morti, ma «solo» 13 feriti. Intanto l'Irak ha condannato a morte l'ultimo di 4 francesi per appartenenza a un gruppo jihadista. Un verdetto inedito che ha spinto il ministero degli Esteri a fare il possibile per evitare loro la pena capitale.

Commenti

andy15

Mer, 29/05/2019 - 08:53

E perche' il ministero degli esteri francese sta facendo il possibile "per evitare la pena capitale" ai 4 jihadisti condannati in Iraq? Si preferisce che tornino in Francia o in Europa per colpire altri obiettivi soft? Azioni incomprensibili di un'Europa ormai evirata.