Viaggio in Texas, feudo latinos "O vince Donald o andiamo via"

C'è un muro che divide: "Ma solo il presidente sa farci sognare"

Viaggio in Texas, feudo latinos "O vince Donald o andiamo via"

San Antonio (Texas) - «È la prima volta che voto, prima non ero registrata». Felicia è di origine messicana, e come molti altri è in coda ad uno dei seggi elettorali aperti da una settimana per consentire a tutti di recarsi alle urne in sicurezza, proprio mentre il Covid fa registrare nuovi picchi di contagio negli Stati Uniti. Qui a San Antonio, come ad Austin, a Dallas e ad Houston, ma anche nelle città di frontiera di El Paso e Laredo, sono tanti i texani che hanno già votato, oltre 9 milioni, già più degli 8,96 milioni che si recarono alle urne nel 2016. Un dato che potrebbe aprire orizzonti nuovi, sperano i democratici, o confermare i vecchi equilibri, secondo i repubblicani. É dal 1976 che nel Lone Star State non vince un candidato dell'Asinello (l'ultimo fu Jimmy Carter), ma quest'anno Joe Biden tallona Donald Trump nei sondaggi, e i dem sognano di conquistare lo stato del sud.

Il Texas è una roccaforte del Grand Old Party, feudo della famiglia Bush, in quanto tale più aderente al «correntone pro-establishment» del partito, quello che non vede di buon occhio il tycoon. Il fattore su cui punta Biden è l'astensionismo della frangia repubblicana che considera Trump un conservatore troppo sui generis per essere votato. Eppure, girando il Texas così come altri stati del sud, sembra che il presidente abbia una certa tenuta in quella maggioranza silenziosa che gli consegnò la vittoria quattro anni fa. O addirittura che il suo consenso si sia allargato a fasce di elettori «al di sopra di ogni sospetto».

Come Eduardo, originario del Messico, che fa l'autista di Lyft da oltre due anni, guadagna bene e sta mettendo i soldi da parte per avviare una sua attività. «Trump è il sogno americano per gente come me e i miei genitori, che sono emigrati qui 30 anni fa. Biden non é in grado di gestire questo Paese, vuole alzare le tasse e rischia di portare al collasso l'economia». Secondo il Pew Research Center gli ispanici saranno il più grande gruppo di voto di minoranza etnica o razziale degli Usa (il 13,3% degli aventi diritto). In Texas rappresentano il 30% degli aventi diritto, e le proiezioni stimano che potrebbero diventare il gruppo di popolazione più numeroso già a metà 2021. Solitamente l'affluenza alle urne dei latinos è bassa, e i dem hanno spesso considerato la retorica di Trump sull'immigrazione come un'opportunità. Ma non sempre è così, come ci conferma Eduardo: «Questo presidente è l'unico in grado di impedire l'avanzata cinese, se dovesse perdere molti imprenditori lascerebbero gli Usa».

Spostandosi ancora più a sud, a Laredo, é la questione del muro che domina il dibattito politico, non solo a livello nazionale, con The Donald determinato a costruire la barriera su tutta la linea di confine. Pure a livello locale il dibattito divide in seno allo stesso elettorato pro-Trump. Artisti di strada, milionari repubblicani, suore, militari e veterani delle pattuglie di confine: il gruppo di coloro che si oppongono alla costruzione della barriera nelle contee di frontiera di Zapata e Webb è ampio e poliedrico. Il muro rischia di attraversare proprietà private e ranch, creando problemi ai residenti. «Trump dovrebbe confrontarsi con le persone del posto, la comunità locale dovrebbe avere voce in capitolo» spiegano alcuni cittadini di Laredo che hanno votato per lui nel 2016, e lo faranno di nuovo quest'anno.

Di tenore diverso sono invece gli orientamenti ad Austin: la capitale del Texas, enclave dem, è stato l'epicentro delle proteste del movimento Black Lives Matter e di una parte della sinistra radicale nei mesi scorsi. Durante i quali c'è stato anche un morto: Garrett Foster, 28enne ucciso da un sergente dell'Esercito a luglio mentre protestava (armato) contro la brutalità della polizia. Le manifestazioni, inoltre, spesso sono degenerate in scontri e attacchi contro quelli che vengono considerati i simboli di un'eredità storica definita discriminatoria. Come il Confederate Soldiers Monument, davanti al Capitol Hill di Austin, o il monumento vicino ad Alamo. Ed è proprio li che le milizie vicine alla galassia della destra hanno organizzato presidi e pattugliamenti, per impedire che certi monumenti diventino vittime di quel revisionismo storico che li vuole rimuovere. «Oggi vogliono abbattere i monumenti, domani tenteranno di metterci la banderuola - ci spiega James, 28enne veterano e volontario della milizia di difesa del Texas - Noi glielo impediremo».

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