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Previdenza e pensioni

Pensioni, un fondo per ogni neonato: il piano del governo tra contributo dello Stato, risparmi delle famiglie e gestione Inps

Calderone conferma lo studio di un “salvadanaio previdenziale” aperto alla nascita con un piccolo versamento pubblico e alimentato nel tempo da genitori, familiari e beneficiario

Neonato

Il governo prova a guardare oltre l’orizzonte della prossima riforma delle pensioni e mette al centro la previdenza di chi oggi non è ancora entrato nel mercato del lavoro. L’ipotesi è quella di creare un fondo previdenziale dalla nascita, aperto con un piccolo contributo dello Stato e successivamente alimentato, su base volontaria, dalla famiglia e dallo stesso beneficiario una volta iniziata l’attività lavorativa. A confermare che il progetto è allo studio è stata la ministra del Lavoro, Marina Calderone, che lo considera uno strumento per rafforzare la pensione dei giovani in un Paese segnato dal calo demografico e da carriere sempre più discontinue. Al momento, però, non esiste una misura approvata né sono stati definiti importi, coperture e regole operative.

Un salvadanaio previdenziale aperto fin dalla nascita

Lo schema italiano immaginato partirebbe con un versamento iniziale pubblico di importo contenuto, al quale potrebbero aggiungersi nel tempo i contributi di genitori, nonni e altri familiari. Entrato nel mondo del lavoro, il beneficiario potrebbe poi continuare ad alimentare la propria posizione, costruendo un capitale destinato alla vecchiaia. Calderone ha indicato come possibile architettura una gestione affidata all’Inps, con la vigilanza della Covip, ma la governance resta uno dei punti ancora da definire. La ministra ha sostenuto che per avviare lo strumento sarebbero sufficienti somme limitate e che le coperture potrebbero essere individuate senza sottrarre risorse ad altre misure.

Il modello tedesco

Il riferimento europeo più recente è la Frühstartrente tedesca, ma i due progetti non sono identici. Il governo federale tedesco ha approvato il 12 agosto 2026 il disegno di legge che prevede 10 euro al mese versati dallo Stato in un deposito previdenziale a capitalizzazione per ogni bambino, dai 6 ai 18 anni. L’iter parlamentare deve ancora concludersi: il piano dovrebbe entrare pienamente in funzione dal 2027, con effetti retroattivi dal primo gennaio 2026 per la classe dei nati nel 2020. I genitori possono effettuare versamenti aggiuntivi, mentre in assenza di un contratto individuale è prevista una gestione collettiva degli investimenti.

Come funziona in Germania

È proprio sul lungo periodo che si concentra l’interesse economico del progetto. Nelle simulazioni ufficiali tedesche, con 10 euro mensili versati dallo Stato e altri 20 euro aggiunti dalla famiglia fino ai 18 anni, il capitale potrebbe raggiungere circa 160 mila euro a 65 anni. Il calcolo assume però un rendimento medio del 7% annuo e il ministero delle Finanze tedesco precisa che la performance effettiva potrebbe essere superiore o inferiore: la cifra è nominale, non considera l’inflazione ed è calcolata prima della tassazione finale. Non si tratta quindi di un rendimento garantito, ma di una proiezione costruita sull’effetto della capitalizzazione composta nel lunghissimo periodo.

Il nodo resta la sostenibilità delle pensioni dei giovani

La proposta nasce in un quadro più ampio di preoccupazione per la tenuta del sistema previdenziale. Il presidente dell’Inps Gabriele Fava ha parlato della necessità di ragionare su un possibile “terzo pilastro” a capitalizzazione, aggiuntivo alla previdenza obbligatoria e a quella complementare, ma ha ricordato che il problema centrale resta il lavoro: occupazione stabile, crescita delle retribuzioni e continuità contributiva. Anche la Cisl ha aperto al progetto, chiedendo però che la governance delle risorse non sia affidata esclusivamente alla gestione pubblica e proponendo un coinvolgimento dei fondi pensione negoziali e delle parti sociali.

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