Proteste E nel mondo sfilano decine di cortei contro il «leader bolivariano»

Parte dalla Colombia, ma dilaga a macchia d’olio in tutta l’America e il Vecchio continente la protesta contro il presidente venezuelano Hugo Chavez. Nel fine settimana migliaia di persone sono scese in piazza a Bogotà e in diverse altre del mondo nella «Marcia mondiale contro Chavez», organizzata dai giovani colombiani attraverso Facebook e Twitter.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’ennesima provocazione del caudillo rosso che, lo scorso 26 agosto, aveva criticato la Colombia per aver permesso alle forze statunitensi l’accesso a sette delle sue basi militari a sostegno di operazioni anti-droga e di contro-guerriglia; in quell’occasione aveva minacciato venti di guerra in Sud America, se la presenza Usa si fosse fatta invadente. Alleato della dittatura cubana, che invoca una rivoluzione socialista per contrastare l’influenza di Washington, Chavez vede negli Stati Uniti una minaccia da arginare. Poche ore dopo il messaggio belligerante di Caracas, sul web migliaia di internauti avevano già dato la loro adesione alla convocazione virtuale per la marcia. La rabbia popolare, però, è dovuta soprattutto alla decisione del leader venezuelano di bloccare i rapporti commerciali tra i due Paesi come pure le relazione diplomatiche.
Magliette bianche con la scritta «No mas Chavez» (basta Chavez), striscioni con le caricature dell’odiato presidente, a Bogotà i manifestanti erano circa cinquemila, più altre migliaia a Caracas e Tegucigal. In tutta la Colombia sono state 20 le città interessate alla Marcia. Altre manifestazioni si sono tenute nel centro di Madrid e a New York, davanti alla sede delle Nazioni Unite.
Dalla Siria, dove si trovava venerdì per un tour in Medio Oriente, Chavez ha definito «una stupidaggine» la Marcia contro di lui. Pronta è stata la risposta degli organizzatori: «Stupido sarebbe non marciare - ha detto Alejandro Gutierrez, ideatore del gruppo su Facebook contro il leader venezuelano -. Stupido sarebbe non rispondere agli insulti, alle offese contro il popolo colombiano». «Chavez deve capire che il Sud America non è di sua proprietà», spiega un altro degli organizzatori, Miguel Fierro.
Ma il presidente «rivoluzionario» conta su un forte numero di sostenitori in patria; così, parallelamente alle proteste, a Caracas sono andati in scena anche cortei di solidarietà al capo di Stato, di cui il più consistente in piazza Bolivar.
Intanto si fanno più insistenti le voci che in Colombia sia già nato, con la sponsorizzazione di funzionari venezuelani nel Paese, un partito filo Chavez.

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