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Quindi oggi

Andateci piano con le elezioni Usa, i messaggini di Macron e Trump: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: i sondaggi su Meloni, le multe di Milano e Ferrari Luce

  • Io continuo a leggere i sondaggi italiani e non capisco come la gente guardi il dito e non la luna. Vi rendete conto che Giorgia Meloni, dopo 5 anni di governo con la guerra in Iran di mezzo, ha guadagnato 3 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2022? E che il centrodestra mantiene la stessa percentuale di quattro anni fa (43% circa) nonostante l’arrivo di Vannacci? Perderà alle prossime elezioni? Non è escluso, visto che forse il centrosinistra andrà unito, a differenza dell’ultimo giro di giostra. Ma resta il fatto che i proclami sull’Italia che “boccia” la leader di FdI sono falsi come le monete da 2 euro. Non credo sia mai successo che, dopo tanti anni al potere, un politico aumenti, invece di diminuire, il proprio consenso.
  • “Questa sera, il popolo americano ha lanciato un messaggio chiaro: desidera una politica capace di unire le persone anziché dividerle, e leader in grado di offrire soluzioni concrete alle sfide che deve affrontare”, ha scritto sul social X Obama. E mi dica, Barack: quando perse lui le elezioni di midterm, che messaggio avevano mandato gli americani?
  • Ma voi vi ricordate cosa scrivevano solo due anni fa gli attenti commentatori progressisti, che di solito non ne azzeccano una, dopo la vittoria di Trump e l’approdo alla Casa Bianca? Prevedevano la deriva autoritaria, il terzo mandato di Trump, le elezioni truccate, “Washington ridotta a bivacco di manipoli”. Tutto smentito. Erano solo esagerazioni per urlare all’uomo nero.
  • Diamo atto a Riotta di aver avuto il coraggio di ammettere: “Parlare di svolta autoritaria è stato prematuro. La democrazia ha risposto”. Però non capisco perché uno dovrebbe chiamarla “rinvincita della democrazia”. Signori: toc toc. È democrazia quando vince Trump e nomina i suoi giudici della Corte Suprema (proprio come fatto dai suoi predecessori) ed è democrazia quando perde Donald. Non può essere democratico solo il voto che piace a voi, suvvia.
  • Siamo sicuri, poi, che questo porterà alla vittoria dei democratici tra due anni? No. Perché, un po’ come in Italia, la sinistra americana è divisa tra moderati e socialisti radicali. E benché entrambi temano Trump (che però al prossimo giro andrà in pensione), non sono affatto così vicini tra loro. Siamo sicuri che un moderato democratico, ma patriota americano, sia pronto a votare Alexandria Ocasio-Cortez? Qualche dubbio ce l’ho. Ma magari mi sbaglio, eh…
  • Repubblica elogia Stefano, l’ex informatico che ha lasciato tutto per vivere in Lapponia. Bellissimo. Ma non può fare da benchmark. Il motivo? Deve piacerti vivere a -40 gradi, con un mese di sole anche di notte, lontano da famiglia e amici. Si può fare? Certo. Ma non è da tutti. Ecco perché c’è ancora chi ogni mattina si alza e va in ufficio, anche se magari non è il lavoro della vita.
  • Storia social meravigliosa. Una rete di studenti medi (non vi dirò dove, tanto conta poco chi e come) pubblica contenuti sui social con visualizzazioni medie dei reel intorno a 10mila. Poi, all’improvviso, viene pubblicato un video con una bella ragazza ripresa da un’angolazione che ne esalta il seno (si può dire o finisco per essere tacciato come maschilista?) ed ecco che le visualizzazioni balzano a 180mila (nel momento in cui scrivo). Tra i tanti commenti scemi e alcuni inappropriati, uno su tutti fa ridere: “Finalmente la sinistra ha capito come farsi ascoltare”. Deve essere una sorta di contrappasso.
  • Impazzisco. Quando leggo “ha vinto la democrazia”, in riferimento alle elezioni americane, impazzisco. E perché, scusate, quando milioni di elettori hanno votato e scelto Donald Trump per due volte, chi avrebbe vinto? La dittatura? Andate letteralmente al diavolo.
  • Pare che la Ferrari Luce sia sold out. Su questa rubrica avevamo scritto che Ferrari aveva fatto bene a investire nel settore elettrico, soprattutto guardando ai mercati esteri, ma questo non ci vietava di considerarla “poco emozionante”. Se non bruttina. Sold out o meno, il giudizio puramente estetico (e quell’assenza di rombo…) resta. In fondo c’è pure chi apprezza la pizza con l’ananas (e i ristoratori fanno bene a farla), ma non per questo la vorrei nel mio menu.
  • Beppe Sala ci spieghi perché. E deve spiegare perché non solo a questa signora, vessata e perseguitata dal Comune di cui è sindaco, ma anche a tutti i cittadini - come noi - che non vogliono essere schiavi delle burocrazie e delle amministrazioni statali. State a sentire perché la storia è pazzesca. Una signora di 71 anni, che vive in zona Garibaldi da 35 anni, da quando esiste la maledetta Ztl l’ha sempre pagata, così come ha sempre rinnovato anche il pass per accedere in Corso Garibaldi (sì, è incredibile, a questo siamo arrivati: bisogna avere due pass per arrivare a casa propria con una stramaledetta auto). Bene. Anna ha sempre pagato, dicevo, finché nel 2023, a causa della diagnosi di tumore al marito e della gravidanza della figlia, s’è ricordata di pagare la Ztl ma non di rinnovare quell’altro maledetto secondo pass. Ovviamente le telecamere hanno registrato l’infrazione e l’hanno multata. Ci sta. Solo che per recapitare la sanzione i vigili hanno fino a 90 giorni e ovviamente ci hanno messo un po’: il tutto le è arrivato dopo un paio di mesi, un tempo infinito in cui la signora - ignara della dimenticanza - è ovviamente rientrata ogni giorno a casa, accumulando multe su multe. Risultato: le sono arrivati due faldoni abnormi, con 54 violazioni per un totale di migliaia di euro. Direte: eh, mica i vigili potevano sapere che si era scordata? Vero. Ci sarà pure un qualche automatismo. La legge non ammette errori. Ma il buon senso che regola la vita civile vorrebbe che la polizia locale o il Comune, appurata la dimenticanza, stracciassero le 53 multe successive alla prima e tanti saluti. Invece no. La signora ha dovuto ricorrere al giudice di pace, anzi a due giudici di pace, che le hanno dato ragione: ha versato 150 euro per la prima infrazione e le altre sono state stracciate. Fine della storia? No. Perché la bestia burocratico-statale esiste per autoalimentarsi e guai a lasciarsi sfuggire un tale malloppo. Quindi il Comune di Milano - Beppe Sala, ci sei? - ha impugnato le decisioni dei giudici di pace, trascinando la povera Anna in tribunale, dove la signora - e qui sta il secondo paradosso - ha perso. I giudici hanno confermato le sanzioni e adesso deve pagare oltre 10mila euro per le sanzioni e poco meno di 4mila di spese legali. Risultato? La signora ha abbandonato Corso Garibaldi. Questo mondo mi fa orrore. La burocrazia mi fa schifo. Invece di star lì a spaccare il capello in quattro per distinguere le ragioni di chi protesta pacificamente da chi spacca le vetrine (perché, voglio dire, i ragazzi vanno capiti se si infuriano, ma guai a “capire” le ragioni di una povera signora che s’è solo dimenticata di rinnovare un pass peraltro gratuito), Beppe Sala adesso dovrebbe alzare il telefono, redarguire chi ha deciso di portare Anna in tribunale e magari chiederle scusa per la folle vessazione. Perché è lo Stato a essere al servizio del cittadino. Non viceversa.
  • Caruccia la storia raccolta dalla Verità. In sostanza, a Bologna, una delle città in piazza per il caro affitti agli studenti, il 50% di quelli che potrebbero accedere a un posto letto comunale rifiuta (ripeto: rifiuta!) perché, alla fine della fiera, preferisce altre soluzioni con camera singola invece di quella doppia. Allora. Per me va bene che gli studenti scelgano ciò che vogliono. Però chi ha “necessità”, tanta necessità da dover scendere in piazza per chiedere misure allo Stato, non può rifiutare i posti in doppia perché scomodi. È un insulto all’intelligenza di chi paga le tasse.
  • Sulla home page del New York Times, ore 20, ho contato 20 pezzi dedicati alle midterm. Su Repubblica 22. Non vi sembra un tantino esagerato? Lo so che le elezioni USA sono importanti, fanno fico e tutto il resto. Però voglio dire: sono solo le midterm. Domani Donald potrà sganciare le sue bombe proprio come oggi, ecco.
  • ‘Sta storia di Emmanuel Macron che scambia SMS con una giornalista, ex collaboratrice di Ségolène Royal, è veramente incredibile. Cioè: ci può stare che scriva SMS a una signora il cui merito era solo quello di aver difeso la moglie Brigitte dagli attacchi di chi diceva fosse una donna. Però cribbio: come puoi pensare che la signora, un bel giorno, magari dopo una litigata, non decida di rendere tutto pubblico? Sì, certo: la legge sulla privacy. Ma sei il presidente della Francia. Non so, magari mi sbaglio. Ma lasciarsi andare a certe espressioni su amici e nemici mi sembra un tantino fuori luogo per un capo dello Stato. Ecco.
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