- Mario Giordano tira fuori questa storia incredibile, che potrebbe riguardare anche Garlasco. Nel Nordest Lida Taffi Pamio viene uccisa e in un primo momento viene condannata la vicina, Monica Busetto. Anche lì, i dubbi sono tanti. Ma si arriva alla condanna. Solo che dopo qualche tempo un’altra donna confessa il crimine e finisce in carcere, pure lei, per lo stesso delitto. Così ora dietro le sbarre ci sono due donne condannate per la stessa vittima, una delle quali si proclama innocente e l’altra è rea confessa. Solo che da 12 anni la Busetto è ancora in carcere, nonostante la confessione del delitto da parte di un’altra donna. La revisione del processo è ora in corso, ma la decisione è stata rinviata per ascoltare nuovi testimoni. Tradotto: siamo il Paese dei paradossi, della giustizia ingiusta, ma guai a toccarla per una riforma.
- Esistono degli eroi. Uno di loro è il ladro di Arezzo che entra in una casa per rubare, si addormenta e viene svegliato la mattina dopo dai carabinieri: “Ero stanco e anche un po’ ubriaco dopo essermi scolati un fiasco di vino”. Stupendo.
- UniCredit abolisce di fatto lo smart working. E a me verrebbe voglia di andare a rileggere tutti i pezzi, le interviste, i dotti editoriali di chi - durante il Covid - scriveva “non si tornerà più indietro”. Ecco: un’altra profezia che puntualmente non si è avverata.
- Perché UniCredit fa marcia indietro? Facile. Perché lo smart working fa comodissimo ai dipendenti con esperienza, ma uccide la formazione dei più giovani. Detto questo, l’abolizione totale è una cretinata. La soluzione è sempre la flessibilità: se hai bisogno di stare a casa, per motivi familiari o altro, va bene, ma lo contratti con il tuo diretto manager. Mi sembra questa la soluzione più logica. Infatti UniCredit spiega: “La responsabilità della gestione della flessibilità dei team è stata affidata ai responsabili di linea, che sono nella posizione migliore per bilanciare le necessità operative con le circostanze individuali”. Mi sembra logico.
- Si rifiuta di mettere l’ananas sulla pizza: chef italiano licenziato in Australia. Vi posso dire una cosa? Hanno fatto bene a cacciarlo. Perché il cliente ha sempre ragione e se vuole l’ananas sulla pizza, tu ci metti l’ananas. Se ti chiede il carciofo insieme al salame piccante, tu la farcisci in quel modo. La deve mangiare lui, mica tu. E questo ovviamente vale se sei il dipendente di quel ristorante. Se invece sei il titolare, se lo desideri puoi sempre far alzare il cliente e tanti saluti. Ma che tu sia uno chef italiano, che la consideri un insulto alla tua cultura o meno, se il proprietario inserisce quella pizza in menu, tu la realizzi zitto e mosca. Altrimenti presenti le dimissioni: libero di trovarti un altro mestiere.
- È veramente patetico il video di Claudia Di Pasquale che piange alla presentazione della nuova stagione di Report. Dice: “Ci siamo ritrovati stritolati da questa campagna mediatica strumentale”. Cioè: loro “sono” il sistema mediatico. Sono la pressione mediatica. Sono la “campagna mediatica” per politici, imprenditori presunti (presunti!) furfanti, persone più o meno normali e istituzioni, ma la prima volta che nell’occhio del ciclone ci finiscono loro, allora si mettono a piangere. Eddai. Ripetetelo insieme a me: i giornalisti non sono intoccabili, possono essere criticati, anche aspramente, perché fanno parte della scena pubblica proprio come le persone che mettono nel mirino delle loro penne o delle loro telecamere. Sono le regole del gioco. E quando il gioco si fa duro non puoi metterti a piagnucolare.
- Ho visto anche la risposta, un po’ acidula, data dall’inviato Danilo Procaccianti e da Daniele Autieri ai colleghi di Libero. Report sostiene che i giornali di destra si sarebbero allargati parlando del “metodo Report”, perché loro non hanno mai rovinato la vita a nessuno e nessuno è stato condannato per diffamazione. Andatelo a dire al primario Roberto Rigoli, finito nel tritacarne di Report per i tamponi Covid e infine prosciolto; oppure a Stefano Esposito, che ha fatto la stessa fine. Poco importa se le inchieste di Report non hanno portato a condanne per diffamazione, perché per evitarle basta essere un po’ accorti e sgamati, affidandosi a interviste ben congegnate, condizionali e magari pezze d’appoggio della procura che indaga. Il problema è: quante delle inchieste di Report si sono rivelate, alla fine, poco fondate?
- Il voto di midterm è importante? Sì. Ma signori colleghi: qui stiamo esagerando. Non avete dedicato così tante pagine a The Donald manco quando hanno cercato di accopparlo. Oggi alla Casa Bianca c’è ancora Trump e ci resterà per i prossimi due anni, un po’ meno potente di prima ma pur sempre presidente degli Stati Uniti d’America, col suo potere esecutivo e soprattutto di veto. Ho paura che i fan dem stiano esultando prima del tempo. Vi ricordo che per tornare al potere manca ancora tempo e soprattutto tanta strada da percorrere. Tipo: chi sarà il vostro candidato? I repubblicani devono solo scegliere tra Rubio e JD Vance. I dem, invece?

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