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La lite da Formigli, Ranucci ciaone e il Nobel: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: la lite a Piazzapulita sui “bambini bruciati”, la Rai batte Sigfrido e la polemica su Navi Pillay

Borgonovo inchioda Formigli: "Anche i rom paghino l'affitto"

Ho visto Formigli letteralmente perdere la brocca solo perché Francesco Giubilei, ieri sera, ha detto in diretta che Hamas ha ucciso bambini il 7 ottobre bruciandone alcuni. L’ha detto perché ha visto le culle carbonizzate. L’ha detto perché ci sono testimonianze in merito, anche se non tutte bollinate dalle verifiche dei grandi giornali mondiali. Ora. Puoi anche ritenere che dietro quelle denunce ci sia una qualche esagerazione, libero di farlo. Come sei libero di considerare “fake news” quanto visto di persona da giornalisti e soldati israeliani (loro non sono credibili, ma Hamas sì?). Però prendersela in quel modo è veramente patetico. Che li abbiano bruciati vivi o riempiti di pallottole, cosa cambia? Il risultato è lo stesso: civili che vivevano in Israele sono stati massacrati in un attacco terroristico che non rientra in alcun modo all’interno di un “normale” conflitto armato. Punto. Che li abbiano messi nei forni, bruciati vivi nelle loro culle o “solo” stuprati o crivellati di colpi, cambia sinceramente poco.

E voi direte: e Israele? Israele ha condotto una guerra nella Striscia di Gaza come reazione a un attacco sconsiderato. Lo avrebbe fatto qualunque Stato, anche guidato da un leader democratico. Inutile girarci intorno. Ha commesso crimini di guerra? Possibile, direi anche probabile. Ha dovuto combattere contro un nemico che si nascondeva sotto ospedali e abitazioni civili? Anche. Ma non capisco perché uno debba fare la conta dei morti, dire chi ne ha uccisi di più e chi meno. In Medio Oriente nessuno sta per intero dalla parte del torto o della ragione.

Guardate che questa cosa dell’impazzire per una definizione (bambini bruciati oppure no) è patetica tanto quanto l’incaponirsi nel voler dimostrare, o smentire, l’avvenuto genocidio a Gaza. Ma sai che gliene frega ai 50mila morti della Striscia se sono crepati per un “genocidio”, per un “crimine di guerra” o per un atto di legittima difesa. Morti sono e morti restano. Gaza è una tragedia frutto di responsabilità diffuse e condivise, tra israeliani e palestinesi.

Chi parla di “pacificazione” in quell’area è scollegato dalla realtà. Ma vi siete domandati a quale prezzo, noi europei, siamo arrivati alla “pace duratura”? Ve lo dico io: ci siamo arrivati dopo la Prima Guerra Mondiale (10-15 milioni di morti) a cui abbiamo fatto seguire la Seconda Guerra Mondiale (40-100 milioni di morti). Cioè tragedie mille mila volte più drammatiche di Gaza. Quindi no: non stupitevi se continuano ad ammazzarsi, a odiarsi, a fare la guerra.

Ranucci prende una scodellata in testa: il giudice ha rigettato il ricorso urgente per il suo reintegro a Report. Mi pare il minimo. Voglio dire, signori. L’azienda che ti aveva assegnato la conduzione di una trasmissione d’inchiesta scopre che: inviavi mail interne a Valter Lavitola; eri amico di un tizio simile quando il tuo programma di solito fa le pulci a quelli che hanno faccendieri per amici; avevi costruito un’intera puntata sull’ordigno che ti è esploso sotto casa adombrando il coinvolgimento di un parlamentare, salvo poi scoprire che si trattava di un tuo amico intimo; la tua redazione era spaccata e ti chiedeva un cambio di passo; eccetera eccetera eccetera. E secondo voi dovevano lasciarlo lì? In quale azienda privata succederebbe mai? Anche perché non è che l’hanno chiuso in uno sgabuzzino e hanno buttato la chiave: gli hanno dato un altro ruolo di pari livello, a pari stipendio. E te lamenti pure?

Non capisco tutto questo incaponirsi sul premio Nobel per la pace dato a Navi Pillay, che accusò Israele di genocidio. Mi spiego: da Barack Obama in poi, il premio ha perso ogni logica e ogni senso. Segue un disegno ideologico, scollegato dal significato alto della pace e molto politico. Quindi sì: brava lei, brutti cattivi quelli dell’Accademia, ma insomma. Anche meno.

Anche lo scorso premio Nobel, quello dato alla dissidente venezuelana, seguiva lo stesso identico copione. Chi ha esultato ieri non è che possa indignarsi oggi. Il modo migliore per commentare il premio Nobel per la pace è… ignorarlo.

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