Oggi faccio il tifo per Ilaria Salis. E non perché ritenga che non abbia violato le regole nel licenziare i suoi collaboratori o che non stia cercando qualsiasi escamotage per non versare i 300mila euro che le chiedono. Faccio il tifo per lei perché, se vince la causa, allora licenziare i collaboratori sarà più facile, legittimo, anche per noi destri, avendolo fatto pure lei.
Sapete perché li ha cacciato? Pare che i due ex assistenti, oltre a fare “pressioni psicologiche” per orientare le scelte politiche secondo i loro interessi, “non rispondevano alle mail e non si presentavano alle riunioni”. Lo trovo meraviglioso. Perché è la condizione in cui possono trovarsi molti datori di lavoro, costretti poi a passare le forche caudine ogni qual volta intendono chiudere un rapporto lavorativo. Avete presente il caso della maschera della Scala che urlò “Palestina libera” di fronte alla premier Meloni? Io me ne infischio delle sue idee politiche, ma se durante l’orario di lavoro intervieni così, arrecando danno al Teatro (cioè al datore di lavoro), il minimo che puoi aspettarti è di essere licenziata in tronco. Invece sapete cosa fece Ilaria Salis? Espresse il suo sostegno al reintegro della ragazza. Che è un po’ come se oggi Fratoianni si schierasse al fianco dei due collaboratori silurati da Salis… No?
Oggi è una giornata davvero moscia. Tanto che per tirarla su bisogna andare a pescare questa storia meravigliosa. Titolo: “Marescialla dei carabinieri indagata: «Ha fatto credere al marito e collega di essere il padre dei suoi due figli. L’amante è un superiore»”. Viviamo in un mondo meraviglioso.
Ho letto l’articolo del Corriere della Sera sulle presunte violenze della polizia francese negli scontri di questi giorni. Una lunga filippica di critica alle manganellate, alla “durezza della repressione” che “rischia di tradursi in un ostacolo di fatto alla libertà di manifestare”. Sapete cosa mi fa impazzire? Che quando simili scene si vedono in Italia (governo Meloni) o in America (presidente Donald Trump), subito parte il grido alla repressione, primo stadio della democratura. Se la polizia mena a Roma, è colpa del governo italiano. Se la polizia picchia a Parigi, la colpa è genericamente “della polizia”. Non ci crederete: ma nell’intero pezzo del Corsera, Emmanuel Macron - che della Francia sarebbe ancora il presidente eletto - non è mai stato citato. Mai.
Magari sono io che penso male. Però il video con cui Report ha annunciato le nuove puntate in onda dall’8 novembre mi sembra un messaggio indiretto al personalismo di Ranucci. Si vede infatti tutta la redazione, tutta, anziché solo gli inviati o il conduttore onnipresente. Oh, poi magari penso male io…
Pierferdinando Casini non si ricandida più. Che si goda la pensione. Però il centrodestra non faccia l’errore di considerarlo il “suo” prossimo presidente della Repubblica. Non facciamoci infinocchiare da chi sosterrà che - qualora il centrodestra vincesse le elezioni - dovrà comunque portare al Colle qualcuno sì, negli ideali, “conservatore”, ma comunque equidistante. Equilibrato. Un po’ qui e un po’ là. Vi ricordo che questi hanno eletto Mattarella e Napolitano, già ministri dei governi di centrosinistra: che si scelga un nome più coraggioso, per carità.
Solo nel Paese degli azzeccagarbugli la Corte costituzionale deve occuparsi delle percentuali della legge elettorale, del premio di maggioranza, del listino o del listone, se l’indicazione del candidato premier leda le prerogative del Quirinale o che altro.
Per darvi un’idea: negli Usa dibattono di intelligenza artificiale con le emozioni, mentre noi chiediamo alla Corte se è costituzionale che “questa legge” leghi “l’elezione della Camera a quella del Senato”. O ancora: a New York parlano di accordi geopolitici, noi dell’assenza di quote rosa (quindi le leggi elettorali erano incostituzionali fino al giorno in cui è stata introdotta l’alternanza di genere?), dell’indicazione del premier, del numero di firme da raccogliere per candidarsi. Robe da pazzi. Da pazzi. È per questo che siamo destinati a soccombere.
E lo ripeto: la legge non è perfetta e chi scrive preferisce le preferenze pure ai capilista bloccati. Ma immaginare che il dibattito pubblico italiano ruoti attorno ai ricorsi di Prodi contro la costituzionalità della legge elettorale fa ridere i polli.
Salvini si dimette da segretario federale della Lega. Un passaggio solo formale, in vista del congresso straordinario che si terrà tra qualche giorno. Certo, è una misura necessaria da regolamento, però in qualche modo pure un segno dei tempi: una volta “il Capitano” sembrava inarrestabile e soprattutto inattaccabile all’interno, poi dal Papeete in poi - piano piano - qualcosa deve essersi rotto.
Leggo di questa proposta del sindaco Pd di Cesena che vorrebbe imporre una super Imu sugli appartamenti tenuti sfitti “senza motivo”. Ora, due cosette. Primo: chi definisce “senza motivo”? Lo Stato? Il Leviatano? E perché dovrei poterlo tenere non abitato “per ristrutturazione” e non per il semplice fatto di volerlo preservare dalla naturale usura dovuta all’utilizzo da parte di un inquilino? Seconda cosa. Le abitazioni non crescono sugli alberi. I proprietari le acquistano con i soldi che hanno guadagnato e che sono stati già tassati alla fonte intorno al 50%. Nonostante il “pizzo di Stato” (cit.), sono riusciti a mettere da parte dei risparmi che hanno investito nel mattone. A quel punto hanno comprato un immobile, pagando l’Iva e le varie imposte per il passaggio di proprietà. Non pago di averti succhiato come una sanguisuga, lo Stato pretende da te una fetta di quel bene (già tassato e stratassato) anche se non lo metti a reddito. E ora il sindaco Pd vuole aggiungerci il carico da undici, una sorta di pistola puntata alla tempia: o la affitti, magari al prezzo che dico io, oppure ti tartasso. Una roba abominevole.
“Eh ma la casa è un diritto”, “Senza casa non si può vivere”. Certo: e allora lo stesso principio applichiamolo a tutti i beni “essenziali”. Si può forse vivere senza olio, sale e pasta? No. Eppure non mi sembra esista un “tetto” al prezzo di questi beni.
In ogni caso, la proposta del sindaco Pd è quasi inapplicabile. Fatta la legge, trovato l’inganno. “Come ha detto il sindaco Lattuca - spiega il Pd - resterebbero esclusi i proprietari che non riescono ad affittare, che devono ristrutturare o che sono alle prese con una successione o un contenzioso”. Non dico che occorra fare come Penelope e avviare una ristrutturazione lentissima e infinita: oggi il bagno, domani la cucina, dopodomani il salotto, per poi ricominciare daccapo. Basterà mettere un prezzo di affitto troppo alto per il mercato ed ecco che nessuno lo prenderà in considerazione, salvando però il proprietario dalla super Imu.
