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Quindi oggi

Si però Sigfrido anche meno, gli amici di Ranucci e Varenne: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: il cavallo che volava, nuoto e atletica azzurri e il M5S

Quelle chat Ranucci-Boccia nell’affaire Sangiuliano
  • Dice Ranucci: “Report è una delle trasmissioni più virtuose. Sta alla Rai come il Giubileo sta al papa”. Eh la peppa, Sigfrì. Anche meno.
  • Dice mio fratello, che è un po’ comunista, o si accompagna con gente comunista, la seguente frase: “Mi ha fatto ridere sentire Ranucci dire ‘non parlo per rispetto dei giudici’. Proprio lui che ha passato il tempo a condurre una trasmissione che rivela, anticipa e commenta le inchieste dei magistrati su altre persone”. Mi sembra non faccia una piega.
  • Pare che la Rai stia studiando uno scivolo per Ranucci così da portarlo verso la pensione. Se trovano uno scivolo anche per me, accetto subito.
  • Di ippica non ne capisco un fico secco. Zero. Non distinguo neppure il trotto dal galoppo. Eppure Varenne lo conosco anche io. Basta questo per definire la sua grandezza.
  • Certo che gli amici Ranucci sa sceglierseli bene. Prima Lavitola, tramite avvocato, riferisce che forse, magari, Sigfrido aveva capito dell’attentato ai suoi danni messo a punto dal faccendiere (ipotesi che certo non lo aiuta nel racconto pubblico della vicenda). E poi Maria Rosaria Boccia, che anziché starsene zitta zitta dà un’intervista al Corriere certificando la loro vicinanza, il suo essere andata in Rai e il lavoro congiunto a un libro (cosa che non aiuta Ranucci, viste le polemiche sui servizi di Report contro il ministro Sangiuliano). Insomma, sarà un grande giornalista d’inchiesta. Però sulle amicizie, ecco: ci possiamo lavorare.
  • Leggo l’intervista a Novak Djokovic e la parte più interessante riguarda la guerra. Noi ormai l’abbiamo dimenticata, come se nulla fosse. Ma la Nato ha bombardato e ucciso i serbi di Belgrado e loro no, non dimenticano. Poco importa se in quella guerra avessero ragione o torto, questa è roba da storiografi. Ma quando vedi “l’orrore delle bombe che cadono dal cielo” e “l’ansia che quegli aerei potessero tornare a portare la morte nel mio popolo”, poco ti interessa se i raid erano “giusti” o “sbagliati”.
  • Ecco. Forse chiedevo troppo. Ma mi sarei aspettato dal Corsera un piccolo mea culpa su Novak Djokovic, diventato il nemico pubblico numero uno quando scelse - liberamente - di non sottoporsi al vaccino Covid. Non so perché. Me ne frego. Ma fu un atto di libertà che venne raccontato come il peggiore dei mali del mondo.
  • Giusto per ricordare che, quando venne fermato in Australia, l’ottimo (si fa per dire) Gramellini scrisse: “Quando ci eravamo rassegnati a vederlo scendere in campo agli Australian Open, e magari sputacchiare sulla mano con cui avrebbe stretto quella dell’avversario, Novax Djokovid - come ormai viene chiamato - è stato prima bloccato per ore all’aeroporto di Melbourne e poi rispedito in patria con una motivazione burocratica e perciò implacabile: la richiesta di visto da lui presentata non prevede esenzioni per i renitenti al vaccino. Quindi, che Djokovic soffra di celiachia, che abbia già avuto il Covid nei mesi scorsi, o semplicemente che lui sia lui, il marchese del Djokovic, e noi… (con quel che segue), poco importa: lo Stato australiano di Victoria ha deciso di negargli ciò che l’organizzazione del torneo gli aveva concesso in nome del business”.
  • Sui compensi dei giornalisti di Report non voglio entrare, come scritto anche ieri, perché da liberale amante del denaro (e senza invidia alcuna) ritengo che chi lavora meriti di essere retribuito. Se poi la trasmissione sta in piedi (Auditel, telespettatori, incassi pubblicitari), tanto meglio. E sì: lo so che Report la paghiamo anche con il canone, ma questo non è mica un problema di Mottola&co. È colpa di chi non ha mai avuto la voglia di privatizzare davvero quel carrozzone. Detto questo, fa ridere vedere il Movimento 5 Stelle a difesa della segretezza degli stipendi di Report. Voglio dire: ma davvero quelli del “Tirendiconto” avrebbero preferito il silenzio sui costi che i contribuenti sostengono per la trasmissione d’inchiesta?
  • Più che altro, a Report bisogna contestare quanti dei loro servizi e quante delle loro inchieste siano finite nel nulla. Crollate come panna montata al sole. Da contribuente, non mi fa incazzare il dover pagare tanto Mottola o Autieri. Mi fa incazzare se coi miei soldi mettono in piedi una trasmissione che prende di mira quasi solamente una certa parte politica, fa del giustizialismo la sua cifra stilistica e spiattella in tv una “lettera anonima” sull’attentato a Ranucci che era una grossa bufala.
  • Chi legge questa rubrica sa che chi scrive è di fede laziale. Ma sa anche che ho difeso più e più volte Claudio Lotito, imprenditore dalle mille sfaccettature, ma che è riuscito a prendere un paziente morto, riportarlo in vita e conquistare con poco (molto poco) anche dei trofei. Abbiamo addirittura sognato uno scudetto, strappato più dal Covid che dalle avversarie. E ritengo che chi investe in una squadra debba avere un ritorno: nessuno fa impresa, neppure nel calcio, per l’anima del cavolo. Però Lotito sta commettendo un errore enorme: aver tolto ai tifosi laziali, che non si attendono grandi vittorie ma speranza sì, quel poco di magia che negli ultimi anni c’è sempre stato. C’è stata con Di Canio, grande ritorno. C’è stata con Miroslav Klose, campione assoluto. C’è stata con Luis Alberto, Milinkovic-Savic e Immobile. Da tempo manca qualcosa a cui aggrapparsi, e non parlo della classifica. Il ritorno di Sarri si è rivelato una tragedia. Il mercato non regala spunti (magari Icardi…). Ed è qui che la frattura già esistente tra la società e gli ultras (incomprensibile) si è allargata a gran parte del tifo laziale. Peccato.
  • Ho sempre criticato gli ultras per le critiche rivolte a Lotito e per le offese mai troppo carine. Trovo invece geniale la protesta passivo-aggressiva di non sottoscrivere nessun abbonamento e di seguire la Lazio solo in trasferta. È romantico, per quanto tragico.
  • Senza dubbio l’atletica e il nuoto italiano stanno benissimo, molto meglio del calcio. Ma dire che questi due sport hanno “superato” il pallone è una colossale idiozia. Il giorno in cui una finale dei 100 dorso farà la stessa audience, in presenza, tv e social, di una partita di Serie A, allora torneremo a parlarne. Per ora solo Sinner è davvero riuscito a scalfire il monopolio dell’attenzione sportiva.
  • Poi siamo tutti d’accordo: i giornali sportivi potrebbero un po’ allargare lo sguardo oltre il pallone preso a pedate. Però, insomma: così va il mercato, ecco.
  • I giornali italiani che aprono su Trump che twitta Hormuz come “territorio Usa” dimostrano di non aver capito che Donald, il più delle volte, trolla tutti. E quindi non va preso troppo sul serio quando pubblica sui social la qualunque. I 2 milioni annunci di tregua con l’Iran sono lì a dimostrarlo. Per dire: ho aperto il Wall Street Journal e il New York Times e nessuno dei due dava alle parole di Trump la rilevanza riservatagli dai media nostrani.
  • Devo copiare questo passaggio di Giuliano Ferrara sul giornalismo. Spero solo che quel tizio che legge questa nostra rubrica e la segnala non se ne abbia a male: “La curiosità è il demone del mestiere più antico del mondo, non la prostituzione, il giornalismo che le assomiglia come una goccia d’acqua. La accompagnano l’ambizione, lo spirito polemico e ritorsivo, l’illusione creativa della notizia, l’aspirazione frustrata alla politica, una buona dose di vigliaccheria, l’opportunismo sistematico, i premi meritati, lo spirito di corporazione e di consorteria”. Perfetto.

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