Ogni film ha la sua fine. Cinque anni, due chef e molti film passati sullo schermo accanto. Miro, l’Osteria del Cinema all’interno dell’Anteo di Milano, annuncia la chiusura definitiva e saluta con un menu che riunisce alcuni dei piatti più rappresentativi del suo percorso. Si conclude il progetto avviato nel settembre 2021, ultimo capitolo di una storia gastronomica cominciata quasi trent’anni fa.
La prima Osteria del Cinema era nata infatti nel 1997, in occasione di una delle trasformazioni dell’Anteo. L’idea era semplice e allora poco praticata: affiancare alla sala un luogo dove mangiare e discutere, prolungando la serata oltre i titoli di coda. Negli anni sono cambiate formule e gestioni, passando anche per Eataly nella stagione del Palazzo del Cinema inaugurato nel 2017. Miro aveva raccolto quell’eredità negli spazi un tempo occupati dal palco e dai camerini del Cinema Teatro D’Annunzio, con le tende di velluto rosso e un giardino interno raccolto attorno a un grande fico.
A dare vita al nuovo corso erano stati Andrea Vignali e Michele Siepi. In cucina c’era Enrico Maridati, passato tra gli altri dalle attività di catering ed eventi di Enrico Bartolini; in sala Daniele Rosa, oggi socio del locale insieme a Vignali. Il cinema entrava anche nei piatti e nel modo di presentarli: menu nelle custodie dei dvd, antipasti come prologo, primi e secondi tempi, dolci per epilogo. La cucina italiana incrociava esperienze francesi e nordeuropee, come nei Plin alle erbe con beurre blanc, aringa affumicata e cetriolini. Il titolo, coerentemente, era Eurotrip.
Nel 2023 il passaggio a Vincenzo Artadi Carbajal, romano di origini peruviane, classe 1993, aveva aperto un’altra fase. Alle spalle esperienze nel gruppo Mandarin Oriental e al Sine di Roberto Di Pinto, Artadi aveva portato una cucina di sapori pieni, cotture dirette, attenzione ai classici. Una proposta capace di tenere insieme le origini, la formazione e una certa disponibilità a sporcarsi le mani con sughi e arrosti.
I riferimenti cinematografici restavano, con una buona dose di libertà: Chi ha incastrato Roger Rabbit erano carote arrosto con tzatziki e grano saraceno, Jojo Rabbit un coniglio con salsa poivrade, Benvenuti al Sud i pennoni alla genovese di ossobuco. Piatti che avevano dato al ristorante una ragione di visita autonoma rispetto alla programmazione dell’Anteo. Si poteva prenotare un tavolo e saltare tranquillamente il film.
Per il congedo Artadi ha messo insieme una carta che torna sulla parmigiana, sul pollo e sulle polpette di bollito, accanto a crudo di pesce, pescato del giorno, cipolle in tempura e carote arrosto. Tra i primi amatriciana e tagliatelle al ragù; in chiusura tiramisù, torta ai cioccolati e gelati di Ciacco.
“MIRO - Osteria del Cinema - dicono Andrea Vignali e Daniele Rosa - è stato un progetto importante, che ci ha permesso di crescere, sperimentare e soprattutto costruire un rapporto vero con le persone che sono venute a trovarci in questi anni. Chiudiamo questo capitolo con gratitudine, portandoci dietro tantissimi ricordi e la consapevolezza di aver costruito qualcosa di cui siamo orgogliosi. E, naturalmente, con la voglia di continuare a fare questo mestiere: presto ci sarà una nuova storia da raccontare”. Non si sa se il film di Miro avrà un remake oppure no.
