Le sabbie mobili di Viale Mazzini

Le sabbie mobili di Viale Mazzini

da Roma

Le sabbie mobili di viale Mazzini inghiottono il diessino Claudio Petruccioli. Domenico Siniscalco designa alla presidenza Rai Andrea Monorchio, classe ’39, nativo di Reggio Calabria, classica «riserva della Repubblica» senza tessere di partito, e tira le fila del lavoro di mediazione compiuto da Gianni Letta, in collegamento costante con il Quirinale. Una scelta obbligata, un «blitz» a detta dell’opposizione, diventata inevitabile dopo che Romano Prodi e parte dei Ds avevano pronunciato il loro secco «no» sul nome di Petruccioli.
Ora si riparte da una situazione di stallo. E dire che fino a lunedì sera l’accordo sembrava chiuso e il ticket Petruccioli-Meocci sembrava in rampa di lancio. Poi attorno a mezzanotte la comunicazione del leader del centrosinistra spariglia le carte. Prodi si mette di traverso rispetto al via libera concesso da parte dei Ds e della Margherita e fa sapere che la candidatura del numero uno della Vigilanza - senza preventive garanzie sul direttore generale - non è accettabile. A quel punto la stessa CdL fa sapere di non sentirsi più garantita. E decide di andare per la propria strada.
Tanto per sgombrare ogni dubbio, lo stesso entourage del Professore fa sapere che «non ci sono più stati contatti con la maggioranza dopo la rottura delle trattative di lunedì». Come dire che non c’era stata alcuna preventiva informazione sul nome di Monorchio. Quel che è certo è che il centrosinistra si prepara ora a una nuova resa dei conti. Buona parte dei Ds e tutta la Margherita, infatti, non hanno affatto gradito il «niet» prodiano supportato dal «correntone di Vigilanza», ovvero da Giuseppe Giulietti e Giovanna Melandri. E vogliono vederci chiaro in questa paradossale vicenda, come dice esplicitamente il rutelliano Paolo Gentiloni per il quale l’errore del Professore è quello di «procedere per strappi ed ukase». Come se non bastasse, sullo sfondo c’è un altro match che si sta giocando: quello per l’eventuale successione di Petruccioli alla Vigilanza. Una poltrona appetita tanto dallo stesso Gentiloni quanto dal «falco» Giulietti, pronti a sfidarsi in un altro duello tra (teorici) alleati.

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