Il sangue freddo dei nostri parà: "Noi siamo sempre in allerta"

"Non abbiamo alcun elemento certo, sappiamo solo che si tratta di un attentato messo a segno con un ordigno comandato a distanza e che al momento un team dell’Unifil è sul posto per le indagini del caso" dichiara al telefono il portavoce del contingente tenente colonnello Fabio Mattiassi

Il sangue freddo dei nostri parà: "Noi siamo sempre in allerta"
Al campo di Tibnin, quartier generale dei 2.500 soldati italiani in Libano, rappresentati attualmente dai parà della Brigata Folgore, la parola d’ordine è sempre la stessa: minimizzare e sdrammatizzare. «Non abbiamo alcun elemento certo, sappiamo solo che si tratta di un attentato messo a segno con un ordigno comandato a distanza e che al momento un team dell’Unifil è sul posto per le indagini del caso» dichiara al telefono il portavoce del contingente tenente colonnello Fabio Mattiassi. La prudenza in questo caso è più che giustificata. Tibnin dista circa un ora e mezzo di macchina dal luogo dell’attentato e in quella zona non si trovano pattuglie italiane. «Come lei sa bene - ribadisce Mattiassi - quella zona come competenza spetta agli spagnoli e quindi non abbiamo informazioni dirette».

Un po’ troppo rassicuranti suonano invece le dichiarazioni sul livello di allarme e sull’assenza di minacce specifiche nei confronti degli italiani e degli altri contingenti. Su questo tema il tenente colonnello interpreta la linea ufficiale di Unifil e ministero della Difesa italiano ed è categorico: «A tutt’oggi nel nostro settore non abbiamo individuato alcun innalzamento della tensione e quindi se di un attentato si è trattato arriva, per quel che ci riguarda, inatteso. La situazione resta tranquilla come sempre, a fronte ovviamente di un regime d’allerta adeguato alla situazione in cui operiamo». Eppure lo stesso ministro degli Esteri Massimo D’Alema nel corso della sua recente visita in Libano e Siria aveva sottolineato il rischio di attentati, soprattutto per opera delle milizie d’ispirazione al qaidista legate a Fatah Islam o altri gruppi radicali. E non aveva esitato a parlare di minaccia d’attentati contro i nostri soldati. Il portavoce Fabio Mattiassi non prevede, tuttavia, un innalzamento delle misure di sicurezza: «Per il momento non abbiamo ricevuto direttive e quindi il livello di allerta resta immutato. Chiaramente le disposizioni potrebbero cambiare non appena riceveremo maggiori particolari sull’incidente e ordini in merito dal comando Unifil di Naqoura».

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