Scienza e spiritualità, una sola via

Secondo il buddhismo il dialogo fra ricerca e religione è possibile. Lo dimostra l’ultimo libro del Dalai Lama

In questo mondo troppo rapidamente globalizzato all’interno del quale si mescolano costumi, credenze, culture ed emergono stili di vita basati su nuovi valori morali e impreviste esigenze sociali, le religioni si trovano a doversi confrontare con una realtà che le costringe a fare i conti con il progresso. La scienza e il pensiero filosofico contemporaneo aprono un dibattito sul peso e sull’incidenza della religione nella sfera pubblica e sollecitano i depositari del sacro a valutare quanto la modernità influisca su ciò che da sempre è il loro precipuo compito: la guida delle coscienze. Infatti da qualche tempo la coscienza non viene più considerata un pianeta insondabile e la scienza la sta studiando come una proprietà derivante dalla organizzazione fisica del cervello: ovvero le neuroscienze, discipline neonate ma non troppo, tendono a dimostrare che la natura della mente è fisica.
Questo postulato è in pieno accordo con la tradizione buddhista, la quale da secoli sostiene che la mente è assimilabile a un organo di senso. Da molti definito una filosofia, da altri una religione e da altri ancora una scienza della mente, il buddhismo non è una religione rivelata ma nasce dalla intelligenza e dalla riflessione umana per dare risposte alle esigenze dell’uomo. La sua ricerca sulla mente, sulla materia e sulla vita è da sempre costituita da un misto di fattori filosofici, empirici e razionali che corrispondono a livello di base ai principi investigativi della scienza occidentale. Ecco perché il dialogo tra scienza e buddhismo è possibile, come dimostra il più recente libro del Dalai Lama che riporta riflessioni e punti di vista, frutto, dice l’autore, di «un viaggio intellettuale di un monaco buddhista dal Tibet al mondo delle camere a bolle, degli acceleratori di particelle e delle formazioni di immagini di risonanza magnetica». (L’abbraccio del mondo. Quando scienza e spiritualità si incontrano, Sperling&Kupfer, pagg. 211, euro 15)
Ma il monaco in questione è premio Nobel per la pace e guida spirituale dei buddhisti tibetani, fondatore del Mind and Life Institute (info@mindandlife.org), una organizzazione che da trent’anni vede i più famosi specialisti del mondo impegnati in una ricerca che mette in relazione le moderne discipline scientifiche occidentali legate alla mente, con la millenaria conoscenza buddhista della via interiore.
Indagando sulla natura e sul funzionamento della coscienza, la scienza occidentale si interroga sulle contraddizioni tra il modo di esistere dei fenomeni e il modo con cui la mente umana li percepisce. Il buddhismo considera la realtà nella sua dimensione composita e transitoria. Questo tipo di analisi trova nel principio del sorgere dipendente un supporto fondamentale: niente esiste di per sé ma tutte le cose esistono in dipendenza da altri fattori, ovvero ogni cosa dipende da specifiche cause e condizioni. I fisici, partendo dalla stessa intuizione, hanno da tempo cessato di pensare alla identità della materia come a qualcosa di unitario e ne stanno esplorando la struttura in termini di interrelazione e interdipendenza delle sue parti costituenti. Nulla risulta immutabile né assoluto, tutto cambia e si trasforma. Come si può notare ci sono numerose convergenze tra scienza e buddhismo ed altre si evidenzieranno. Ma ci sono anche missioni comuni: l’eliminazione della sofferenza e il miglioramento della condizione umana, che la scienza persegue attraverso la tecnica e che il buddhismo si propone di realizzare sviluppando negli individui la saggezza e la compassione. Non a caso il Dalai Lama racconta che un gruppo di ricercatori dell’Università del Wisconsin aveva difficoltà a portare avanti degli esperimenti con alcuni meditatori eremiti sull’Himalaya perché essi non capivano il senso di quelle sperimentazioni: quando venne loro spiegato che una dimostrazione scientifica degli effetti della meditazione avrebbe portato beneficio a molte persone, furono convinti dal fine altruistico dell’operazione.
Ma può veramente la meditazione essere un valido aiuto per ridurre le ansie ed aumentare le emozioni positive? «Sviluppando l’amorevole gentilezza si indebolisce la forza dell’odio», dice il Dalai Lama. Ed il fenomeno non è passeggero, ma può sorgere da un reale mutamento della coscienza in virtù di quella che la neuroscienza definisce «plasticità cerebrale».
Mentre prima si pensava che le connessioni neuronali, dette sinapsi, fondamentali per lo sviluppo cognitivo e per la nostra individualità, si attivassero prevalentemente nell’infanzia e soltanto in percentuale minima si formassero durante l’età adulta, oggi si è scoperto che l’uomo dispone di un potenziale infinito di sinapsi e che tutte le esperienze (studio, lavoro, divertimento, esercizio sportivo) modificano le connessioni già esistenti e ne creano delle nuove. Ciò che stimola positivamente la mente può dunque rivelarsi un efficace metodo rigenerativo del sistema psico-somatico in ogni momento della nostra vita.
In questo contesto sarebbe interessante valutare quali sono i risultati della meditazione incentrati sulla visualizzazione in rapporto alla preghiera, e sapere come i monaci tibetani potrebbero modificare le loro tecniche meditative alla luce di un responso a favore della parola anziché dell’immagine, visto che i buddhisti si dichiarano talmente aperti da essere pronti a rivedere le proprie credenze se la scienza le dimostrasse erronee.
Senza l’umana consapevolezza la scienza non può essere completa, sostiene il Dalai Lama, e sempre più le religioni saranno chiamate a confrontarsi con i principi di una scienza che si appresta a svolgere un ruolo cardine nella società del futuro, ma numerose altre relazioni devono urgentemente essere chiarite e regolamentate: ad esempio i rapporti tra scienza e politica, fra scienza ed economia, o fra scienza e responsabilità sociale. Infatti così come una mente male orientata può produrre grande sofferenza, un improprio uso della scienza può generare danni incalcolabili.
Secondo il buddhismo è pertanto opportuno che gli scienziati e le religioni lavorino uniti per la costruzione di un avvenire sereno per tutti gli esseri, nell’integrità degli equilibri ecologici, poiché a livello interiore, così come sul piano materiale, il progresso è un bene comune che tutti devono saper saggiamente produrre e condividere.
*Guida spirituale
del Centro Mandala di Milano

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