Box Office

Mentre è probabile che, a maggio, non si svolga il 73esimo Festival di Cannes, anche se Thierry Frémaux, amministratore delegato della kermesse smentisce con "Cannes sarà il primo evento planetario della vita ritrovata", per Coronavirus s'interrompono set

Mentre è probabile che, a maggio, non si svolga il 73esimo Festival di Cannes, anche se Thierry Frémaux, amministratore delegato della kermesse smentisce con «Cannes sarà il primo evento planetario della vita ritrovata», per Coronavirus s'interrompono set, si rimandano le uscite di film e restano chiuse le sale. Da noi, ma non in Francia, dove i cinema s'organizzano: 100 ingressi per volta. E alcuni esercenti vorrebbero accogliere il pubblico a ogni costo. «La quasi totalità dei cinema francesi resta aperta», annuncia Richard Patry, presidente della Fédération Nationale des cinema français. E intanto che il box-office italiano vive ore tremende, altro che «Cinema Paradiso». Lo scorso week end registravamo un -79% degli incassi sul fine settimana precedente, già ridotto all'osso, con un -44%. «La situazione non riguarda unicamente le sale: ci riguarda tutti, dalla produzione alla distribuzione», dice Mario Lorini, presidente dell'Anec, l'associazione degli esercenti. Nel frattempo, Cinetel, compagnia che ogni giorno recensisce il flusso degli spettatori nelle sale, annuncia l'interruzione dei suoi rapporti, fino al 3 aprile. E c'è chi si arrangia, a Roma ma non solo. Schermi chiusi? Si usano le facciate dei palazzi per le proiezioni, come sta facendo «Alice nella Città», sezione autonoma della Festa di Roma. «Aiutateci a condividere tutti gli schermi che si accenderanno spontaneamente nelle città, o inviate suggerimenti: saremo noi a programmare le immagini dei vostri film del cuore», fa sapere Alice nella Città. Da «Tempi moderni» (nella foto Charlie Chaplin) a «Gli Aristogatti», fioccano proposte e il cine-flashmob, partito dalla Capitale, si sta allargando ad altre città. Dopo il balcone, il muro. E pensare che, dopo tre anni di crisi, gli incassi aumentavano. Per ora, 70 i film bloccati, 40 i set chiusi. Come quello di Tom Cruise, che girava a Venezia il nuovo «Mission Impossible»: un titolo attuale.

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