Il cinema riscopre i gangster. E questa volta sono italiani

Dal "solista del mitra" all'"anarchico gentile": il film di De Maria racconta rapine ed evasioni a metà tra documentario e pièce teatrale

Luciano Lutring. Il bandito era conosciuto come il "solista del mitra"
Luciano Lutring. Il bandito era conosciuto come il "solista del mitra"

Quanto a gangsters, ne avevamo di pericolosi. Rapinatori che inviavano ceste di rose alla cassiera svenuta, solisti del mitra che nascondevano l'arma nella custodia d'un violino, banditi gentiluomini che citavano Brecht: «Fondare banche è più immorale che rapinarle», impugnando pistole-giocattolo. Erano i tempi del romanticismo criminale, che infiammava le penne di Indro Montanelli ed Enzo Biagi, giornalisti scrittori che se giocavano a «banditi e carabinieri» pendevano dalla parte dei primi. Perché nell'Italia del dopoguerra perfino i più incalliti malfattori presentavano qualche tratto di nobiltà e d'intelligenza. Gente lontana anni luce dai delinquenti globalizzati, che tolgono la vita per un nulla e rubano postando selfie con la merce trafugata.

Così è furba l'idea del regista Renato De Maria, che alla Mostra di Venezia porterà (sezione Orizzonti) Italian gangsters , un film anomalo, a metà strada tra documentario e pièce teatrale, che racconta mezzo secolo di storie violente, già consacrate dalla cronaca e dal cinema, a conferma di un'innegabile valenza.

Tra filmati d'epoca - quelli storici del Luce e quelli familiari di Home Movies - e testimonianze di registi come Elio Petri e Marco Bellocchio, gli attori interpretano pezzi da forca sentimentali che si chiamano Ezio Barbieri, «il bandito dell'Isola» capo della banda dell'Aprilia nera, nei Quaranta distributrice del bottino tra i poveri di Milano; Paolo Casaroli, l'«inventore delle rapine in banca», classe 1926, nel 1951 intervistato dal giovane cronista Enzo Biagi - «Nessun rimpianto?», gli chiedeva Biagi in ospedale e lui: «Rimpiango gli amici. C'era fedeltà tra noi, fino all'ultimo. Neppure la politica ci divideva: Farris diceva d'essere fascista, Ranuzzi era comunista e io...anti» - e ancora Pietro Cavallero, capo della banda che nei Sessanta terrorizzava le banche del nord; Luciano De Maria, «il bandito gentiluomo» che nel '58 firmò la rapina di Via Osoppo, a Milano con una sola, grande regola: non uccidere; Horst Fantazzini, «il rapinatore gentile» che a 62 anni voleva rapinare una banca in bicicletta (è quello della citazione brechtiana) e infine Luciano Lutring, «il solista del mitra» autore di rapine miliardarie, graziato dai presidenti Georges Pompidou e Giovanni Leone. Sospese tra boom economico incipiente e miseria nera da dopoguerra, facce da galera sfilano nel film di De Maria, dando anima e corpo a personaggi che si presentano attraverso quanto viene detto su di loro.

«Sono nato a Milano il 30 dicembre del 1937, mi chiamo Luciano Lutring, soprannominato nella malavita e nel “milieu” “il solista del mitra”», dice nella scena iniziale l'attore bresciano Luca Micheletti, iniziando un viaggio nella mente di criminali eccentrici e intriganti. A Lutring, detto anche «il Dillinger italiano», Carlo Lizzani dedicò Svegliati e uccidi (con Gian Maria Volontè protagonista) nel 1966, l'anno in cui «il solista del crimine» fu considerato pericolo pubblico numero uno in Italia e in Francia. La sua non è soltanto una storia di mala meneghina, tra Cadillac e Smith&Wesson senza pallottole: in Francia Alain Delon ne interpretò il personaggio in un film tratto dall'autobiografia del criminale, poi pittore e scrittore. A Horst Fantazzini, nato a Saarland nel 1939 e simbolo d'una vita al confine tra piccoli reati e anarchia, Enzo Monteleone ha consacrato Ormai è fatta! , film del '99 con Stefano Accorsi nel ruolo dell'anarchico che sorrideva agli impiegati di banca, pregandoli di consegnare il malloppo. Sarà che il bene non fa rumore, ma Indro Montanelli, raccontando la celebre rapina di Via Osoppo del 27 febbraio 1958 - se ne andarono 614 milioni di lire -, così fotografava il sentimento della Milano di quegli anni: «Ufficialmente sì, tutti scrivono e proclamano che sono contenti, anzi entusiasti del fatto che i criminali siano stati smascherati in modo da togliere a chiunque la voglia di imitarli. Ma, sotto sotto, senza osare dirlo, o dicendolo solo a bassa voce, la maggioranza tifava per i rapinatori».

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