Così la scuola privata salva quella pubblica

Accoglie un milione di alunni e garantisce il pluralismo, facendo risparmiare lo Stato

Così la scuola privata salva quella pubblica

Quanto costa la scuola italiana? La spesa pubblica totale per gli 8.908.102 alunni dell'anno scolastico 2008-2009 è stata di 55.169.000.000,00. Questa cifra, che da sola equivale a più di due leggi di bilancio, potrebbe essere considerevolmente ridotta e portata a 38.347.989.316,26 con un risparmio netto di oltre 17 miliardi di euro, cioè una legge di bilancio. Come si realizzerebbe il miracolo? Introducendo nel sistema scolastico il criterio del costo standard per allievo. Si tratta di una sorta di mossa del cavallo con la quale si otterrebbero due risultati: diminuirebbe la spesa e aumenterebbe l'offerta. È tutto scritto in un libro di Anna Monia Alfieri, Marco Grumo, Maria Chiara Parola: Il diritto di apprendere (Giappichelli, pagg. 215, euro 26).

I tre autori mostrano come il sistema scolastico italiano sia ormai di fatto e di diritto costruito su due gambe: da una parte le scuole pubbliche gestite dallo Stato e dall'altra le scuole pubbliche paritarie gestite dai privati. La differenza è nell'amministrazione e non nell'istruzione, dal momento che la scuola è pubblica per definizione. Tuttavia, lo Stato da una parte riconosce il diritto delle scuole pubbliche paritarie ad esistere, ma dall'altra non ne favorisce lo sviluppo creando un doppio danno: alle famiglie, che non hanno una concreta libertà di scelta educativa, e a se stesso non riuscendo a garantire il diritto allo studio per tutti. Le scuole pubbliche gestite dai privati, infatti, rappresentano solo l'1 per cento della spesa: pur accogliendo oltre un milione di alunni, le scuole paritarie ricevono dallo Stato meno di 500 milioni annui. A pagare le rette sono quelle stesse famiglie che hanno già pagato le tasse per il sistema scolastico integrato: sistema che - qui è il punto - è integrato per il diritto ma separato per l'economia.

Come si può capire, le scuole pubbliche paritarie se non ci fossero andrebbero inventate, perché permettono allo Stato di risparmiare e di garantire il pluralismo scolastico. Se le scuole pubbliche paritarie chiudessero - il che non è impossibile vista la crisi che pesa sui bilanci familiari - lo Stato non sarebbe in grado di assicurare a quel milione di alunni in più un adeguato servizio scolastico e di fatto collasserebbe. La strada da seguire, dunque, è quella indicata dai tre autori: il costo standard per studente. Del resto, gli autori non inventano nulla e si limitano ad avere come riferimento le modalità di finanziamento della scuola in Europa - solo la Grecia sta messa peggio dell'Italia - e a mostrare che il costo standard è l'anello mancante della legislazione scolastica italiana.

Il lavoro di Anna Monia Alfieri, Marco Grumo e Maria Chiara Parola trascura, però, un tema centrale anche in un sistema scolastico integrato: l'abolizione o svalutazione del valore legale dei titoli di studio.

Se è vero, come è vero, che la scuola nasce dalla libertà per la libertà, allora, il valore legale di diplomi e lauree va abolito perché è proprio attraverso questa indebita intromissione che lo Stato monopolizza l'istruzione, persino al di là delle migliori intenzioni.

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