"Mani pulite" fu la prova generale delle nuove tecniche di colpo di Stato

«La ghigliottina italiana» di Burnett esce finalmente anche nel nostro Paese

I n un messaggio al Congresso dell'Internazionale socialista tenuto a Roma il 21 e 22 gennaio 1997, che nessuno si degnò di leggere, Bettino Craxi, esule ad Hammamet, scrisse che «in Italia hanno preso corpo ed hanno agito con la più grande determinazione e d'intesa tra loro, la violenza organizzata di clan giudiziari e quella di clan dell'informazione, sostenuti all'inizio da potenti lobbies economiche e finanziarie». E definiva la «falsa rivoluzione» di Mani pulite un «golpe postmoderno». Una definizione assai efficace, per comprendere Tangentopoli e altri eventi che poi sarebbero occorsi, in Italia e fuori. Come infatti ci spiegano i più recenti studi, con colpo di stato (che l'inglese lascia nella sua versione in francese, coup d'etat, mentre più raramente utilizza il tedesco putsch), non si intende più tanto la presa del potere dei militari, come è stato per il corso del Novecento e soprattutto per gli anni della guerra fredda; da manuale, in tal senso il colpo di stato di Pinochet in Cile. Dopo il crollo del muro di Berlino, infatti, allorché si voglia rovesciare un governo legittimo, non sono più necessari i militari, ormai utilizzati a tali scopi solo negli Stati africani. Tanto è vero che la letteratura distingue ora tra colpo di stato militare e colpo di stato tout court. Esistono tecniche più raffinate per eliminare un governo o una intera classe politica, sfruttando le possibilità stesse della democrazia: il governo può essere costretto con la forza ad abbandonare il potere attraverso la pressione dei media e di quel sistema che in inglese è chiamato Deep State (e, in Italia, «Stato profondo») tramite l'azione e anzi l'inazione della burocrazia e infine, soprattutto, attraverso i giudici. Questi ultimi in particolare, dopo il crollo del Muro di Berlino, divennero una delle forze principali di contestazione perché, di fronte al discredito generalizzato dei politici, incarnavano la neutralità, l'oggettività, la legalità intesa anche in senso etico (chi rispetta la legge era considerato automaticamente buono in senso morale) e soprattutto, come scrisse subito a caldo Alessandro Pizzorno, il «controllo di virtù». I partiti e la classe dirigente che avevano ricostruito l'Italia dopo il secondo conflitto mondiale, vinto la sfida della guerra civile lanciata dal terrorismo rosso negli anni Settanta, reso prospero il paese fino a farlo diventare terza economia europea negli anni Ottanta e che infine avevano battuto il comunismo, furono vittime del primo vero caso di colpo di stato postmoderno. Nonostante infatti avessero vinto di nuovo le elezioni del 1992, essi furono in breve tempo non solo espulsi dal potere ma costretti a sciogliersi e a decomporsi. L'Italia divenne, come spesse volte nella sua storia, un paese laboratorio.

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Se ad attuare il colpo di stato furono magistrati che gli autori definiscono e dimostrano essere «politicizzati» essi facevano parte di un sistema di alleanze più ampio con soggetti politici che tentarono la via giudiziaria, nella impossibilità di sconfiggere nelle urne Dc e Psi. In primis l'ex partito comunista che, nemico storico di Craxi, vide nella magistratura e in particolare nella sua corrente Magistratura Democratica, la leva di Archimede per liberarsi del nemico. Come racconta Fabio Martini nella storia non ufficiale un passaggio molto significativo è fissato nel novembre 1991: Gerardo Chiaromonte (uno degli ex comunisti che teneva un canale diretto e costante con Craxi), viene ricevuto nello studio del segretario socialista in via del Corso e dopo i preliminari, va al sodo e rivela: «Sappi che abbiamo fatto una riunione riservata a Botteghe Oscure e la linea, di Napolitano e mia, del dialogo con te è stata sconfitta ed è prevalsa la linea dell'opzione giudiziaria». Chiaromonte esce, entra Giusi La Ganga, Craxi gli riferisce e chiede: «Ma cosa ha voluto dire Gerardo? Come fanno ad adottare una linea giudiziaria?». Racconterà anni dopo De Michelis: «Nessuno ci ha badato, non avevamo affatto capito che il Pds sapeva qualcosa in più e si stava preparando a incassare'». Ma a sua volta l'ex partito comunista rispondeva a gruppi e ad ambienti che volevano emanciparsi dalla tutela della classe politica della prima repubblica, settori dell'imprenditoria privata ma comunque legata allo Stato, mondo della finanza che era stato appena riformato e «liberalizzato», grandi funzionari, e in particolare quella élite tecno burocratica che, negli anni passati, aveva attuato già dei colpi di mano per integrare il paese all'interno dell'Europa in un ruolo subalterno: si pensi al cosiddetto divorzio tra Tesoro e Banca d'Italia del 1981, avvenuto senza alcuno passaggio parlamentare e senza coinvolgere neppure il governo nella sua interezza. Con l'adesione a Maastricht, cioè a un'Europa francotedesca, l'Italia aveva da essere ridimensionata. E per ridimensionarla, bisognava colpirla economicamente, a cominciare dal sistema misto di partecipazioni statali che, benché lottizzato ed inefficiente, avrebbe dovuto essere riformato, ma non distrutto.

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Ovviamente, come in tutti i colpi di stato, gli sconfitti sono vittime che hanno contributo, con i loro errori, a scavarsi la fossa. E quella della classe politica della prima repubblica non fu tanto la corruzione, che infatti sarebbe rimasta, anzi sarebbe aumentata negli anni successivi. Fu l'incapacità di costruire un sistema politico funzionante, uno dei tre fattori che, secondo Edward Luttwak, conducono a un colpo di stato. È stato il primo e ultimo colpo nella storia d'Italia? Decisamente no. A parte casi intermedi, un intreccio molto simile a quello di Mani pulite tra media, magistrati, ambienti imprenditoriali, Stato profondo, tecnoburocrazia e intervento di paesi stranieri, lo abbiamo visto in azione nel 2011 quando il governo Berlusconi, che aveva stravinto le elezioni solo tre anni prima, fu costretto ad abbandonare il potere. Ormai il sistema in Italia è rodato. Lo tenga conto chi si illuda che vincere le elezioni sia sufficiente per governare. In qualsiasi paese bisogna distinguere il governo dal regime ma solo in Italia, tra i paesi considerati a democrazia liberale matura, accade che il secondo si opponga violentemente al primo quando lo intravede come una minaccia: e quando il governo, quello democraticamente legittimato, non si piega ai voleri del regime, è sempre accaduto che sia stato l'esecutivo a fare le valigie.

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Commenti

CICERONE24

Mer, 19/08/2020 - 10:15

Purtroppo le cose stanno proprio così, come dice Gervasoni. I colpi di Stato realizzati dalla magistratura rossa sono una vergogna per l’Italia e per gli italiani. Oggi, non contenti dello sfacelo che hanno combinato, stanno provando a fare il terzo colpo di Stato, azzerando completamente la democrazia nel paese, incriminando Salvini per aver salvato l’Italia dall’invasione africana. Ma che paese è questo?

Enne58

Mer, 19/08/2020 - 10:38

Eh si, paese dove da 20 anni è inutile andare a votare, tanto poi c'e chi ci pensa a sovvertire chi è stato eletto democraticamente, strano che i costituzionalisti non dicano nulla, vuoi che facciano parte anche loro della banda?

Morion

Mer, 19/08/2020 - 11:39

Bastava non rubare, non corrompere, non delinquere, una semplicissima equazione: esercitare il mandato con disciplina e onore!

caren

Mer, 19/08/2020 - 11:51

CICERONE, che Paese è questo? Non lo so, ma prendiamo per buono quello che in tanti dicono dall'estero, anche amici e parenti emigrati molti anni fà, ci dicono che l'Italia vista da fuori, è un Paese molto strano.

Valvo Vittorio

Mer, 19/08/2020 - 13:32

Non voglio fare il catastrofista, ma in democrazia non esiste la perfezione in senso assoluto, ma solo una tendenza a esserlo. I poteri per come recita la Costituzione, sono tre: politico, economico e giudiziario. Qualora diventino conflittuale cessa la democrazia. Non si nasce democratici, ma si diventa col passare di decenni. Le colpe, se di queste si vuol parlare, non sono della democrazia, ma della cultura illiberale di un popolo. Il tempo aggiusta tutto. Il virus o pandemia insegna a tutta l'umanità che il vivere civile diventa un imperativo categorico. Termine usato da Mussolini; peccare e pentimento, abusato dalla Chiesa.

Duca8491

Mer, 19/08/2020 - 14:23

Lo affermava Togliatti: "Controlla magistratura e scuola e ti garantisci il potere"

Duca8491

Mer, 19/08/2020 - 14:28

Morion Mer, 19/08/2020 - 11:39 - Perchè ora è tutto perfetto vero? Questa è da sempre la morale della sinistra. Duri. puri con la verità in tasca. Guai a contraddire altrimenti, se pensi con il tuo cervello e in modo differente dalla vostra edeologia, sei un fascista.

Ritratto di nabu-kudur-usur

nabu-kudur-usur

Mer, 19/08/2020 - 16:00

Aridaje, co' 'sta Magistratura come uno dei "poteri" dello Stato. Essa non è un "potere", ma un "ORDINE" secondo quanto detta l'art.104 della Costituzione Italiana: La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. I "poteri", in Italia sono due: legislativo ed esecutivo.Stop!

lorenzovan

Mer, 19/08/2020 - 16:18

morion..gli attributi che dovrebbetro avere i politici..e che hai elencato..per i plagiati sono inutili orpelli..REQUISITO NUMERO 1...saper trombettare ..bufalare..e far finta di lavorare...e quando va male..dar la colpa agli altri...tipico italiano..n'est ce pas?

cipiemme2000

Mer, 19/08/2020 - 17:20

Nabu-kudur...ah ma allora sei “de coccio”...nel caso dei politici e delle forze dell’ordine tuttalpiù “potere” equivale ad un sostantivo: più che al servizio dei cittadini, la magistratura si è talmente autonoma che sfugge a qualsiasi controllo e di fatto a comando di una parte ben conosciuta del paese, annichilisce il potere legislativo e nello stesso tempo abusa del potere esecutivo... quindi come lo vorresti chiamare, io lo definirei più froidianamente un “super potere “.

Duca8491

Mer, 19/08/2020 - 17:22

nabu-kudur-usur Mer, 19/08/2020 - 16:00 - Non ho capito bene il senso del tuo commento. Intendi forse dire che la magistratura non influenza e non indirizza la politica? Perchè alla luce dei fatti sta avvenendo proprio il contrario

Nes

Mer, 19/08/2020 - 17:23

Le elezioni servono a poco, il regime esiste e comanda con occulti colpi di stato. Occorre cambiare le regole dei palazzi della politica, ovviamente modificando la Costituzione.

Ritratto di PeccatoOriginale

PeccatoOriginale

Mer, 19/08/2020 - 17:32

Enne58 - Cosa intende esattamente per "c'e chi ci pensa a sovvertire chi è stato eletto democraticamente"? Ad esempio?

ilbelga

Mer, 19/08/2020 - 17:53

l'ho sempre sostenuto, è stato un colpo di stato di certa magistratura e sx che hanno volutamente aperto le porte alla disgregazione della democrazia. democrazia che diceva "Churchill" non è assolutamente perfetta, è piena di difetti ma non c'è altra via per difendere valori come la libertà.

frabelli1

Mer, 19/08/2020 - 18:01

Ai magistrati deve essere fatto divieto assoluto di immischiarsi nella politica, sia come idee che come fatti. Le indagini devono essere fatte, se ci sono probe lampanti e non solo sospetti, dopo il andato. Mai durante. L’Italia è stata rovinata dai pm ed i pie continuano nel loro operato. La politica di sinistra si appoggia a loro.

Ritratto di ANGELO POLI

ANGELO POLI

Mer, 19/08/2020 - 18:04

Ormai sappiamo e denunciamo da tempo gli intrecci di certa magistratura politicizzata e altro che hanno preso il potere da molti anni e decenni a scapito del centrodestra. Adesso bisogna smetterla di solo chiacchierare e passare ad una pulizia generale.