L'Inter va con la maglia choc da scudetto. E ci siamo per l'incontro tra Conte e Zhang

Battuta la Roma, già oggi si potrebbero vedere presidente e tecnico

L'Inter va con la maglia choc da scudetto. E ci siamo per l'incontro tra Conte e Zhang

Anche la Roma s'inchina ai neo campioni d'Italia. Finisce 3-1 e a tratti, soprattutto a inizio partita, l'inchino non sembra nemmeno metaforico. Prego s'accomodi, pare dicano i difensori di Fonseca, prima a Brozovic e poi a Vecino, liberi di calciare di piatto e a colpo sicuro, assolutamente indisturbati nel cuore dell'area. E del portiere Fuzato non parliamo nemmeno. È Santon a spezzare l'inerzia tutta buone maniere, quando tira giù per il collo Sanchez, ormai pronto a calciare dal limite dell'area per il quasi certo terzo gol, cavandosela oltretutto con un giallo indolore (28' pt). È lo scossone che serviva alla Roma per capire di essere in campo e il gol quasi immediato di Mikhitarian (passaggio di Dzeko) ne è conseguenza logica.

Il finale di stagione dell'Inter pare una lunga passerella: nerazzurri in campo con la maglia dello scudetto (l'ennesimo pugno negli occhi della storia) tra le note della canzone dello scudetto (by Max Pezzali). Quindicesima vittoria consecutiva in casa, resta da battere solo l'Udinese tra i 19 avversari di quest'anno (gli altri hanno perso tutti, almeno una volta). E sabato sera, la passerella continua sul campo del rivale di sempre. Conte non farà regali e certamente non riproporrà l'ampio turnover messo in campo tra Sampdoria e Roma.

Anche stavolta, in partenza sono 5 i titolari in campo, con l'esclusione addirittura di capitan Handanovic (prima volta in stagione): Radu non impeccabile sul gol di Mikhitarian e nemmeno oltre, il futuro non è certo lui. Entra prima del previsto Martinez, rilevando Sanchez che si fa male per un colpo di tacco (verso Vecino) tanto spettacolare quanto dannoso. Nel finalissimo segna finalmente anche Lukaku (a secco dal 7 aprile) soprattutto grazie a Conte che lo tiene in campo fino 90', togliendo proprio Martinez per dare spazio a Pinamonti. Il Toro (42' giocati) non gradisce e sbotta, Conte lo zittisce a voce alta: non fare il permaloso. Come guastarsi la festa, ma al di là delle parole, ciò che accade in questi giorni fuori dal campo non può non incidere.

Dopo il break per i 90' di calcio agonistico, riprende oggi la partita più importante e delicata di tutta la stagione. «Lasciateci godere il momento», chiede Marotta, che vorrebbe pensare al futuro senza doverne parlare. «Non siamo in una situazione così disastrosa da cancellare con un colpo di spugna tutto ciò che abbiamo fatto in questi mesi», s'affanna a spiegare. Gli stipendi saranno pagati (prima o poi), la vera incognita è Conte. «Mi auguro che resti, con lui abbiamo aperto un ciclo e vorremmo continuarlo». Molto, tutto, dipenderà dal budget: già oggi Conte potrebbe incontrare il presidente, ma senza la garanzia del prestito e dei conseguenti programmi, l'incertezza è destinata a continuare almeno per tutto il mese di maggio.

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