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Oggi, 96 anni fa la prima vera mano de Dios

Stadio esaurito, per la Fifa 63mila spettatori, per la polizia oltre 90mila

Oggi, 96 anni fa la prima vera mano de Dios
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Novantasei anni fa. Oggi. Finale della prima coppa del mondo, Montevideo, Uruguay-Argentina. Nessuna nazionale europea presente al torneo, clima da assedio. La Fifa non era ancora un supermercato, ogni squadra si portava il proprio pallone, gli uruguagi esigevano il T-Model più pesante e ruvido del Tiento argentino. L'arbitro lanciò la monetina, nel primo tempo si gioco con il pallone argentino e nella ripresa con quello dei padroni di casa. Stadio esaurito, per la Fifa 63mila spettatori, per la polizia oltre 90mila. Langenus era belga, all'arrivo a Montevideo fu bloccato per il riconoscimento e arrestato, altri 13 Langenus si erano spacciati come direttori di gara, il console belga e il sarto che aveva preparato la divisa, testimoniarono in suo favore, l'arbitro fece testamento alla vigilia della finale, volle una assicurazione sulla vita sua e dei suoi parenti, chiese di essere protetto, prima, durante e dopo, dalla polizia e di essere accompagnato, a conclusione, della sfida, senza passare nemmeno dallo spogliatoio, dunque ancora in divisa, direttamente al porto dove l'attendeva il transatlantico italiano Duilio che, tuttavia, a causa della nebbia, non salpò se non il giorno dopo. I calciatori argentini furono oggetto di minacce continue, Luisito Monti, che sarebbe poi diventato campione del mondo con l'Italia, confessò in seguito di essere stato perseguitato e con lui la sua famiglia, con chiare minacce di morte, all'inizio del secondo tempo 300 militari uruguagi, in assetto di guerriglia, si posizionarono all'uscita dello spogliatoio argentino. Erano numerosi gli italiani in campo, divisi tra argentini, Monti, Stabile, Della Torre, Botasso i fratelli Evaristo e uruguagi, Mascheroni, Nasazzi, Scarone, Ballestrero che avevano anche l'allenatore di nostre origini, Suppici così come Tramutola uno dei due tecnici argentini.

La partita fu vinta dall'Uruguay 4 a 2, dopo un primo tempo tutto argentino. L'ultimo gol del mondiale fu realizzato da Hector Castro che non aveva l'avambraccio destro, mutilato a 13 anni usando una sega elettrica. Novantasei anni fa, la prima vera mano de Dios.

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