Spadafora apre su quarantena e ritiri

"Modifiche se calano i contagi". Solo Juve e Lazio in gruppo da lunedì

Un ostacolo per volta. Ieri è stato superato il primo dei tre che hanno sbarrato ancora la strada all'inizio degli allenamenti collettivi. È quello riferito alla responsabilità civile e penale dei medici sociali dei club di serie A. Una nuova circolare emanata dall'Inail ieri ha chiarito che tale rischio «è classificabile solo in caso di dolo». È diventato il primo parziale successo incassato da Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio che ne ha dato notizia ieri nel corso dello speciale di Raisport. Sono rimasti gli altri due da scavalcare, anche se in serata su di uno è arrivata l'apertura del ministro Spadafora.

Il più complicato è rappresentato dalle modalità previste dal protocollo nell'organizzare i ritiri delle 20 squadre di serie A durante gli allenamenti collettivi. Prevede infatti tra l'altro che le società garantiscano ai propri tesserati (calciatori, più staff tecnico e staff medico oltre che collaboratori, una media tra 50 e 60 persone) di dormire in stanze singole dove fare la doccia a fine seduta. La realtà dei centri sportivi di A è la seguente: solo Juve (ha un albergo a disposizione) e Lazio (foresteria molto ampia) sono in grado di soddisfare tale disposizione. Tutti gli altri club dovrebbero prenotare una struttura alberghiera, al momento chiuse. Anche su questa soluzione «b» i medici sociali hanno formulato un'obiezione pertinente: come potrebbero garantire loro la sanificazione della struttura alberghiera?

Il terzo e ultimo ostacolo è quello più contestato anche dalla comunità politica: perché solo al calcio italiano è fatto obbligo di mandare in quarantena tutto il team nel caso di un calciatore positivo, al contrario di quello che avviene in tutti gli altri ambiti di lavoro? Lo stesso Malagò, presidente del Coni aveva aperto un varco in proposito. E ieri sera il ministro Spadafora ha detto: «Se la curva del contagio lo consente, massima disponibilità a rivedere la norma sulla quarantena». E, riferendosi ai ritiri, «sull'autoisolamento dico che non l'avevamo chiesto né noi, né il Cts. Se i club non sono in grado di farlo, ne prendiamo atto... se ritengono che non ci siano le condizioni per autoisolare tutta la squadra, si adeguino agli altri sport di squadra, consentendo ai calciatori di tornare a casa la sera, rispettando però il distanziamento sociale».

La palla, comunque, ora torna a palazzo Chigi e all'incontro con Gravina di lunedì o martedì. Nel frattempo lo stesso presidente della Figc, mediatore instancabile, ha informato Spadafora sulle integrazioni al protocollo proposte dalla Lega di A che ieri ha riunito dirigenti, Casasco e il dottor Nanni, rappresentante della categoria. «Dobbiamo cercare di risolvere qualche piccolo ostacolo» così Gravina che ha ringraziato il governo per la norma che accorcia i tempi della giustizia sportiva su eventuali ricorsi che possano impedire l'inizio della prossima stagione. «È uno strumento molto utile» ha riconosciuto Gravina che ha poi aggiunto: «L'ipotesi playoff non è accantonata, dobbiamo essere pronti a qualunque evento». In soldoni, da lunedì non potranno cominciare gli allenamenti collettivi e bisognerà aspettare il via libera del premier Conte.

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